La questione delle emissioni inquinanti è un argomento sempre molto caldo e caro ai costruttori di motociclette, che stanno adattando la propria catena produttiva alle nuove norme per l’ecosostenibilità. Questo passaggio potrebbe andare ad influire sull’identità di un marchio, di un motore e della sua natura, per cui ogni Casa studia per adottare le soluzioni più ottimali. Harley-Davidson sta al passo e ha ufficializzato il progetto per un motore a fasatura variabile, come già altri hanno fatto: Suzuki habda tempo lavorato in questa direzione per la GSX-R 1000 . Ducati sulla Multistrada, ha inserito il DVT.

SACRIFICIO A BASSO REGIME

I brevetti sembrano riguardare delle novità per i due cilindri raffreddati ad aria di Milwaukee. La fasatura variabile permette di concepire un motore che sia più potente, senza sacrificare le prestazioni a basso regime. Ma se può essere un ostacolo per le moto da gara, la performance a giri bassi rappresenta una priorità per l’utilizzo su strada. Oltre a favorire il rientro nei limiti di emissioni previsti dalla legge. 

BILANCIARE LA ROTAZIONE

Il brevetto Harley-Davidson non è specifico per un sistema VVT, ma per un bilanciatore modulare che si monta su entrambi i lati di un albero motore. Con esso è possibile gestire il sistema di distribuzione, cioè il numero di giri dell’albero a camme e delle valvole di aspirazione e scarico. In questo modo si annullano le vibrazioni provocate dalla rotazione delle camme e il motore risulta più efficiente. Il nuovo motore dovrebbe sostituire l’iconico Sportster 883 e 1200, mentre la soluzione non sarebbe efficace su motori più grandi con rotazione più lenta: il guadagno in termini di emissioni ed efficienza sarebbe esiguo.

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