Nel numero di maggio della rivista In Moto, il Direttore Andrea Padovani pone alcune domande su quello che sarà il futuro una volta che la pandemia da Covid-19 sarà terminata. Un cessato pericolo che tutti attendono con ansia e che - ne siamo convinti - non tarderà ad arrivare. 

La questione è: tutto tornerà come prima? Quali strascichi avrà questo stop (necessario) sulla ritrovata quotidianità o - rimanendo nel nostro piccolo mondo - cambieranno le abitudini del motociclista medio o dello scooterista? Quale sarà l’approccio al mondo delle due ruote nell’epoca post Coronavirus?

L'EDITORIALE

L'emergenza sanitaria in atto, con il suo carico di infettati e il numero di decessi, è grave, drammatica. Ha toccato tutti direttamente o indirettamente, con una serie di limitazioni delle libertà personali che tra qualche decennio troveremo scritte sui libri di storia. Ne usciremo, questo è certo, perché viviamo in una società che ha le armi per affrontare la malattia, il Coronavirus. 

Quello che spaventa gli analisti, i sociologi, gli economisti, è il dopo. Il mondo ha vissuto (o meglio... sta vivendo) un tempo sospeso in cui non solo le piccole abitudini quotidiane sono state stravolte, ma anche tutto il processo economico che tiene in piedi la nostra società si è fermato. Il dibattito acceso tra industriali, sindacati, parti sociali, Governo, sul fermare o no le attività produttive rappresenta in pieno la drammaticità della questione. In soldoni, salvaguardare la salute di un popolo minando le basi dell’economia di una nazione oppure continuare a produrre profitto (garantendo un futuro a breve e medio termine ai cittadini) mettendo cinicamente in conto un costo umano?

Il mondo delle due ruote, in tutte le sue declinazioni, trova spazio in questa società. In questo contesto sociale. E non è immune al Coronavirus. La moto alimenta le nostre passioni, vive nel nostro tempo libero, nei piccoli grandi risparmi che facciamo per acquistarla. L’emergenza sanitaria è entrata a gamba tesa nella nostra esistenza di motociclisti, quella presente e quella futura. Perché, è certo, l’economia risentirà di quello che sta succedendo e il mercato non solo vivrà momenti drammatici ma probabilmente ridefinirà i propri contorni, le proprie dinamiche. 

I primi segnali iniziano a manifestarsi in questi primi giorni di aprile, mentre InMoto sta andando in stampa. La flessione sul venduto a marzo è dell’ordine del 65% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Ma ancora più drammatico è che aziende del calibro di BMW e KTM abbiano già annunciato che non parteciperanno all'appuntamento per antonomasia, l'EICMA (il salone internazionale del Ciclo e Motociclo), previsto per l'autunno di quest’anno. Ufficialmente per problemi legati alla salute pubblica. Una posizione che, a nostro avviso, racconta solo una parte della verità. Le domande che sorgono spontanee sono tante. È in atto, negli uffici commerciali e di marketing, un dibattito sulla validità delle strategie aziendali date per scontate fino ad ora? Cambieranno le abitudini del motociclista medio o dello scooterista? Quale sarà l’approccio al mondo delle due ruote nell’epoca post Coronavirus? E, di conseguenza... quali leve commerciali e di comunicazione saranno più efficaci?

Domande le cui risposte devono necessariamente tenere conto della condizione economica di una società che – giocoforza – sta chiedendo aiuto allo Stato per poter sopravvivere. Uno Stato che da un punto di vista economico non può prescindere dall’Europa e dai vincoli su cui si sta dibattendo in queste settimane. Rimane il fatto che da questo periodo usciremo profondamente cambiati, sia in termini di approccio alla vita, sia economicamente. Tutti! La corposa inchiesta che trovate sul numero di In Moto in edicola cerca, attraverso le parole di alcuni protagonisti, di fare chiarezza sulla questione. Anche se, alla fine, ciò che emerge è un enorme punto di domanda. 

EICMA e mercato moto: i dubbi del 2020