Ha impiegato circa 10 anni, Guido Koch, ingegnere meccanico, a realizzare il suo progetto: una moto a due ruote motrici che, a dispetto di tante ipotesi viste in giro, risultasse veramente efficace. Perché, se da un lato le due ruote motrici su una moto rappresentano una soluzione interessantissima (in diversi contesti e modalità di utilizzo), dall’altro, pesi, costi e sistemi non perfettamente efficaci ne hanno sempre fermato lo sviluppo.

Interessante, quindi, questa Projekt DT-A di Koch - realizzata sfruttando come base una KTM 990 Adventure (completamente stravolta, fatta accezione per il motore e per il forcellone) - che rappresenta un serio passo in avanti verso una trazione integrale credibile. Merito soprattutto del nuovo telaio e di uno speciale forcellone anteriore con sistema di mozzo di sterzo centrale e giunto omocinetico (capace di mantere costante nel tempo, quindi indipendente dall'angolo di rotazione dell'albero, il rapporto di trasmissione) per inviare potenza dal motore alla ruota anteriore. La trazione anteriore (sempre disinseribile) entra in funzione quando la ruota posteriore accusa uno slittamento pari o superiore al 5%.

Rispetto ad una KTM 990 Adventure "normale" il peso scende di quasi 40 kg (complessivamente, la Projekt DT-A fa fermare l’ago della bilancia a quota 170 kg), mentre i serbatoi di carburante diventano 3 per una capacità complessiva di 27 litri. L'elemento più complicato da realizzare, sul piano progettuale, è stato il giunto omocinetico, in quanto deve essere in grado di consentire sia un angolo di sterzata di 35 gradi, che un rapido movimento della sospensione in off-road.

Il progetto, che prevede la realizzazione di appositi kit di trasformazione, è al momento in cerca di finanziatori. Staremo a vedere. Sta di fatto, che quello della moto a trazione integrale è un “mito” oramai da troppo tempo in attesa di diventare realtà.