Tutti i mercoledì dalle 9.00 alle 16.00 durante i mesi di luglio e agosto. Questi sono stati i termini della sperimentazione che ha visto interdetto ai mezzi a motore uno dei passi più belli delle Dolomiti, il Sella, proprio lungo il meraviglioso “giro dei 4” che coinvolge anche Pordoi, Gardena e Campolongo. Giro che, per un giorno alla settimana, in piena stagione turistica, è stato praticamente impossibile completare. E se qualcuno penserà che in fondo un giorno alla settimana, in nome del silenzio e della pace tra i monti, è poca cosa... altri, invece, immagineranno subito le facce deluse dei tanti mototuristi, soprattutto stranieri, che ignari del divieto quest'estate si sono visti precludere la possibilità di guidare attraverso i meravigliosi tornanti che portano in cima.

ANCHE IL COSTALUNGA NEL MIRINO - Insomma, se da un lato è vero che tanta bellezza va tutelata, dall’altro sorge il dubbio che muri e barricate contro i veicoli a motore non siano esattamente la soluzione adatta. Muri e barricate, tra l’altro, destinati a moltiplicarsi nel futuro prossimo venturo, viste le numerose iniziative “di chiusura” allo studio delle amministrazioni delle province autonome di Trento e Bolzano, come ad esempio l’estensione del progetto anche al Passo Costalunga.

PASSI PIENI DI RUMORE E AGGRESSIVITÀ - Non la pensa però così, ad esempio, Reinhold Messner. Ecco cosa dichiarava, a proposito dell’iniziativa sul Sella, in un’intervista ad inizio estate rilasciata a Il Fatto Quotidiano: “Questo è più che un primo passo verso il futuro. So che per fare ciò che per me sarebbe assolutamente necessario ci vorranno anni: la maggior parte dei passi dovrebbe essere chiusa, almeno per gran parte della giornata. Il futuro sta in un cambio radicale delle nostre Dolomiti, anche perché dobbiamo conservare e incentivare quel turismo che punta alla lentezza, al silenzio. Dobbiamo restituire le strade ai ciclisti, che attualmente sono quasi più numerosi di chi si muove a piedi. Sono persone che cercano il silenzio e ora invece abbiamo passi pieni di rumore, di aggressività”. E poi aggiunge: “Ti ritrovi in parete e non riesci nemmeno a sentire cosa urlano i tuoi compagni di cordata perché i motori di auto e moto coprono qualsiasi altro suono”.

L’ESEMPIO DEL PASSO ROMBO - neanche i passi a pagamento sono il massimo, lo sappiamo bene, ma a questo punto sarebbe comunque una soluzione migliore. Prendiamo ad esempio il Rombo, tra Austria e Italia… è talmente grandioso quello che provi salendo in cima, che ti è subito chiaro: lo spettacolo vale il prezzo del biglietto. Come dire, pago, un po’ mi scoccia, ma lo faccio affinché tutto rimanga così e venga preservato con cura grazie ai proventi. Discorso analogo può essere fatto per un altro gioiello alpino, sempre in Austria, come il Grossglockner. Certo sarebbe meglio che fosse tutto libero e gratuito ma per la tutela di determinati luoghi si può essere anche disposti ad accettare un compromesso. Diverso è prendere la direzione di una chiusura totale… e soprattutto cieca.

SONO ALTRI I RIMEDI - Cieca, perché la soluzione è nei controlli e nella regolamentazione: fiaccare le intenzioni di chi scambia il Sella per il Mugello, o di chi, in alta quota, si sente improvvisamente come in Formula1. Cieca, perché non tiene conto delle perdite per l’indotto, con albergatori e ristoratori già sul piede di guerra. Se da un lato, infatti, i promotori dell’iniziativa di questa estate si sono affrettati a dichiararne con soddisfazione il successo (#dolomitesvives, si chiama così); dall’altra gli operatori economici dei passi hanno presentato un bel ricorso al Tar, in nome dei mancati incassi. Per non parlare poi del vicino Veneto, ben conscio dell’importanza del turismo per la propria economia e non particolarmente persuaso della bontà di certe iniziative (sono note le dichiarazioni al vetriolo del governatore Zaia sull’argomento).

L’OPINIONE DELL’ANAS - “Siamo in presenza di strade statali gestite dalle province autonome. Noi come Anas - ha dichiarato durante l’estate il presidente Gianni Vittorio Armani - non siamo affatto per la chiusura, tanto è vero che, gestendo il passo dello Stelvio tra la Lombardia e l’Alto Adige, abbiamo un progetto da realizzare che prevede entro due anni l’apertura anche invernale del valico: in modo da consentire l’accesso a zone che hanno un valore turistico e di accessibilità assolutamente compatibili con la fruibilità tutto l’anno”.

DILLO ANCHE TU - Ma soprattutto, sulla chiusura dei passi, la pensano in maniera diversa i tanti motociclisti che la montagna la amano, profondamente, anche loro. E a modo loro! E che sui tornanti più emozionanti del mondo hanno vissuto - in maniera civile e con gli occhi ricolmi di belezza - alcuni dei momenti più belli della loro vita su due ruote. E allora, se siete d’accordo, ditelo anche voi… passi chiusi? No, grazie!