Cavi d'acciaio sulle mulattiere del bergamasco: la FMI è intervenuta condannando duramente lo scioccante episodio ed ha chiesto la collaborazione del Corpo Forestale dello Stato

A davvero pochi sarà sfuggita l'incresciosa vicenda di questi giorni che ha visto, a suo malgrado, protagonista il mondo dell'enduro: durante un'uscita in moto Daniele Consonni, un endurista bergamasco, si è accorto (per fortuna in tempo), che sul sentiero da lui percorso erano stati tesi alcuni cavi d'acciaio all'altezza di collo, busto e gomme. Ora, come abbiamo già detto in un nostro articolo precedente (qui il link), è impossibile concepire che esistano persone capaci di simili gesti, che più che una protesta sono da considerarsi un terribile crimine. L'episodio ha visto un grande interesse e la partecipazione di moltissimi, motociclisti o meno, grazie anche ai video e alle foto divulgate dallo stesso Daniele Consonni su Facebook e al risalto dato dai media. Una tematica su cui non si deve, non si vuole e non si può sorvolare perché in questo caso non si parla più di permettere o meno una disciplina come l'enduro ma di attentati all'incolumità e alla vita delle persone; si parla soprattutto di assurde vittime dell'ignoranza e dell'inciviltà, già due negli ultimi anni. La Federazione Motociclistica Italiana (FMI) non ha preso sottogamba l'accaduto ed è intervenuta decisamente a proposito condannando l'atto e chiedendo una risposta delle autorità. E' così che il Presidente FMI Paolo Sesti ha coinvolto anche il Corpo Forestale di Stato, che già collabora con la Federmoto attraverso un protocollo di intesa, che ha prontamente risposto dando la piena disponibilità per riuscire finalmente a far luce sull'intera vicenda assicurando i responsabili alla giustizia e ha assicurato un'ancora più attento controllo del territorio per evitare che simili episodi possano riproporsi. Giulia Cassinelli