Enduro e cavi tirati sulle mulattiere. La vita di un motociclista può avere così poco valore? FMI denuncia un nuovo agguato

Tutti i motociclisti sono consapevoli che andare in moto è si divertente ed emozionante ma anche pericoloso. Certo che con le adeguate precauzioni e un po' di testa sulle spalle i rischi si minimizzano e si può godere di tutte le sensazioni che la moto sa regalare. Diverso quando alle normali probabilità di inconvenienti si somma il dolo. Capiamo benissimo che a volte chi usa la moto può farlo, anche senza volere, in modo un po' fastidioso per gli altri ma questo non giustifica di certo la più rancorosa ostilità e il tentativo di fare del male. Non si gioca con la vita. Sembra banale forse, ma non per tutti è così ovvio. Un esempio lampante è l'enduro. Sui sentieri di campagna troppo spesso si sente parlare della barbara pratica dei cavi metallici tesi ad impedire il passaggio dei motociclisti, una trappola pressoché invisibile. E' possibile che un fine settimana di libertà e passione si possa trasformare in tragedia? Purtroppo è così, anche se siamo nel 2015, anche se a volte basterebbe chiedere o nel caso avvertire le autorità. Ma uccidere o tentare di farlo che assurdo senso ha? Un altro episodio, purtroppo, si è verificato in prossimità di Bergamo (località Crocetta) ed è stato divulgato da un appassionato di offroad del luogo, Daniele Consonni (fatto che fortunatamente ha avuto molto seguito sui social network). Su una mulattiera l'endurista si è tempestivamente accorto della presenza di alcuni cavi d'acciaio all'altezza di collo, busto e gomme. Anche la FMI dice ancora una volta basta a questa terribile usanza che ha già mietuto alcune vittime negli anni passati. Queste le parole di Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclistica Italiana:
“Un altro vergognoso episodio che fa tornare alla mente altri delitti compiuti nel passato con la stessa metodologia e che purtroppo hanno fatto due vittime. E’ inaccettabile! Solo per fortuna questa volta non si sono avuti esiti disastrosi. Faremo il massimo per fare luce sulle responsabilità sensibilizzando le Autorità locali e nazionali a trovare i colpevoli e ad assicurarli alla giustizia. Daremo il massimo risalto possibile a questo gravissimo atto attraverso gli organi di informazione ma questo ci motiva ancora di più a proseguire sulla strada per far riconoscere i nostri diritti”.

Cliccando sulla pagina del Corriere potete vedere i video (link).

Giulia Cassinelli