Yamaha prende la VMax e la trasforma in una, anzi tre nuove creature Yard Built.

“Yamaha VMAX è stato un’icona senza rivali dalla sua prima apparizione sulle strade nel 1985, con il suo stile da dragster estrema”, ha commentato Shun Miyazawa, Product Manager Yamaha. “È stato un colpo di fulmine immediato per i motociclisti di tutto il mondo, non solo nella versione di serie, ma anche come base per le personalizzazioni. Come forma di rispetto per la cultura che è cresciuta intorno a questa moto leggendaria, abbiamo scelto di celebrare i suoi 30 anni lavorando con 3 talentuosi preparatori, per creare altrettante Special VMAX che diventassero fonte d’ispirazione non solo per Yamaha stessa, ma anche per i clienti e per i potenziali acquirenti. Abbiamo iniziato questo anno così importante con la creazione Yard Built del mitico elaboratore tedesco JvB-moto. Il suo lavoro ci ha appassionato e pensiamo che il suo stile minimalista sia perfetto per VMAX. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Yard Built “Infrared” è un omaggio alle origini di VMAX e allo stesso tempo anche un’anticipazione delle prestazioni di domani”.
Il primo progetto presentato si chiama "Infrared" e celebra i mirabolanti Eighties', anni in cui la muscle bike vede per la prima volta la luce. L'autore dell'opera è Jess vom Brauck, il creativo preparatore tedesco più noto come JvB-Moto; il risultato, una moto ridotta ai minimi termini e dal forte spirito custom. Un tributo al trentesimo anno della VMax, nata nel 1985, che combina materiali evoluti ad uno stile dragster contaminato di café racer: Jess vom Braum si è ispirato a qualcosa che ha sempre avuto nella testa, quando da ragazzino era già fan della moto. Componenti handmade e assoluta ricerca della qualità e del carattere contraddistinguono il lavoro dell'abile customizer tedesco. Sul davanti il "marchio di fabbrica" di JvB, il gruppo del faro anteriore integra forcella e frecce e appena sotto si fa notare un parafango realizzato in alluminio. Semimanubri modificati da café racer incorniciano il contagiri dragster di Autometer. Ai lati del serbatoio,  in alluminio e ricoperto da una cover celebrativa, svettano due speciali prese d'aria ricavate da elementi, anche loro in alluminio, presi in prestito dalla prima VMax. Sempre da componenti originali è ricavato il telaietto in alluminio fatto a mano. L'accuratissimo e incredibile lavoro artigianale riprende anche al retrotreno che termina con un codone in carbonio realizzato da Jens. A completare l'opera non poteva mancare la giusta nota: neanche l'udito verrà infatti deluso grazie allo scarico che adotta un sistema 4 in 1 e termina in una grintosa marmitta Termignoni. E una belva del genere non poteva che avere uno stile da regina: la verniciatura è ispirata alle mitiche Yamaha che correvano nel 1985 nella top class. Giulia Cassinelli