Honda CB1000F: il ritorno di una linea che mai è andata via

Antonio Vitillo
Pubblicato il 16 ottobre 2025, 15:44 (Aggiornato il 16 ottobre 2025, 14:42)
Quando tutto è cominciato
Da dove siamo partiti, come siamo arrivati fin qui? La storia inizia con la CB750 Four del 1969, la prima quattro cilindri – avviamento elettrico e freno a disco – in grado di cambiare l’idea di “sportiva”. Seguirono le varie CB, di diverse cilindrate: la 125 bicilindrica del ’65, le quadricilindriche 350 Four del ’72 le 400 Four del 1975, quest’ultima a sei marce: sono state moto che portarono il concetto di sportiva stradale in molti dei garage di allora. Poi, sul finire degli anni Settanta, arrivarono i modelli più filanti e veloci: la 750F e la 900F Bol d’Or erano eleganti, concrete nel proporre prestazioni, precorrendo di decenni il concetto, e segmento, di “naked sportive”. Ad aprire e chiudere la gamma vi furono la CB400N, bicilindrica con il fascino delle sorelle maggiori, e la CBX1000, evidente, o meglio, sfacciato motore sei cilindri in linea e quel codino rialzato, che nonostante la “maestosità” della moto, riusciva a dare quella fluidità estetica che ancora oggi è marchio Honda.

Neo Sports Café, l’eco del passato
Mezzo secolo più tardi, oggi, Honda persegue ancora quel linguaggio, che racconta linee essenziali, adatte ad armonizzare estetica e prestazioni, eleganti: la gamma è definita Neo Sports Café, memoria e modernità sono già rappresentate in modelli come la CB1000R, la CB650R e la CB500F. Moto nude, di linee pulite, il richiamo alla classicità è conseguente al fanale tondo a LED, al serbatoio che lascia protagonismo alla meccanica. Imitano il passato, anzi, lo reinterpretano in tutta l’essenzialità, sebbene con materiali e tecnologie odierne. Come nella CB1000F appena presentata, si riprovano sensazioni di originaria memoria, si rivedono forme non esibite, misurate, disegnate per essere non per apparire.

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