Rarissima e costosissima, questa moto è il sogno dei collezionisti più facoltosi, ma perlopiù è destinato a rimanere tale. Vediamo perché...

DUE DISEGNI PER UN’IDEA - Dal 1934, la Vincent produceva un monocilindrico da 500 cc. A questo proposito la leggenda narra che un giorno due disegni su carta lucida del monocilindrico finissero sovrapposti sulla scrivania del progettista Phil Irving, da lì l’idea che su questa base si potesse progettare e costruire un grosso bicilindrico a V longitudinale di 47° che si adattasse alle dime ed agli utensili allora in uso. Con la Rapide l’obbiettivo dichiarato dal giovane Vincent era quello di costruire la migliore moto del mondo e, se il traguardo non fu conseguito con la versione A - che ebbe comunque un grosso impatto sul pubblico - può sicuramente dirsi raggiunto con la versione C del 1949.

LA PIÙ VELOCE - Già con la serie A, infatti, la Vincent Rapide acquisì il leggendario status di moto più veloce del mondo e sia la stampa che il pubblico la insignirono di soprannomi quali "la bestia ringhiante" o "l'incubo dell’idraulico". Se il primo sopranome ben si adatta al rombo del monumentale bicilindrico e alle sue prestazioni, il secondo è stato coniato a causa della quantità di tubi dell'olio esterni presenti sulla prima serie. Sicuramente la versione A è oggi il sogno, quasi sempre irraggiungibile, dei collezionisti più facoltosi. Questa serie, infatti, è l’unica realizzata nell’anteguerra, e sebbene simile per filosofia e soluzioni, è in molte parti diversa rispetto alle serie successive realizzate da Vincent, sempre assieme al talentuoso progettista australiano Phil Irving.

QUASI 500.000 EURO - La Rapide A fu costruita in appena un’ottantina di esemplari (tra le 76 e le 80 unità), tra il 1936 e il 1938 (e vendute fino al 1940), e già questo fa di lei una merce alquanto rara. A ciò si deve aggiungere inoltre che di queste ottanta circa, non più di venti siano attualmente integre, e forse solo sei in uso regolare. Per dare un’idea di quanto sia ambito e ricercato questo modello, segnaliamo che qualche anno fa, nell’ambito di un’asta motociclistica inglese, una Rapide A del ’38 è stata battuta a circa 380.000 Sterline (all’epoca oltre 490.000 Euro) nonostante la moto non circolasse da oltre due decenni.

PERFEZIONISMO, SI PAGA MA NON SEMPRE RIPAGA - Purtroppo, già all’epoca della sua produzione, la Vincent pagava il suo perfezionismo: come l’uso dell’acciaio inox ovunque possibile e la ricerca della qualità senza compromessi. A seguito di questo, il suo prezzo di vendita risultava altissimo, superiore di oltre il 50% rispetto ai modelli top di gamma della concorrenza. Il che implicò bassi numeri di vendita e la fine della produzione della gamma “Rapide” e “Black Shadow” già a metà degli anni ’50, ma ciò nonostante il mito della Vincent - ora come allora - è in grado di appassionare qualsiasi motociclista.

MECCANICA AFFASCINANTE - Il motore, naturalmente, domina la scena. I freni a tamburo sono quattro, due per ruota, e sono identici a quelli montati sulle serie successive. Le differenze principali riguardano, invece, la presenza del telaio, in quanto dalla serie “B” in poi il motore sarà presente come elemento stressato, e per il cambio separato, che su tutti gli altri modelli sarà invece in blocco. L’inclinazione tra i cilindri qui è di 47° anziché 50°, la catena della primaria è singola anziché tripla e sono diverse pure le molle delle valvole e la frizione, oltre naturalmente ai carter e alle tubature dell’olio.