Perchè un motociclista è anche un po' astronauta

William Toscani
Pubblicato il 7 aprile 2026, 10:00 (Aggiornato il 7 aprile 2026, 18:38)
Un astronauta (tema oggi molto di attualità con la missione Artemis 2) e un motociclista, a prima vista, sembrano vivere in due mondi (è il caso di dirlo) completamente diversi: uno fluttua nello spazio, circondato dal silenzio assoluto, l’altro viaggia sull’asfalto tra rumore, vento e adrenalina. Eppure, se ci pensiamo un attimo, hanno più cose in comune di quanto sembri.
Partiamo da una cosa evidente: entrambi usano il casco. Non è solo un accessorio, ma qualcosa di fondamentale. Per l’astronauta è letteralmente ciò che gli permette di respirare e sopravvivere nello spazio; per il motociclista è una protezione indispensabile contro cadute e incidenti. In entrambi i casi, è il simbolo di quanto sia importante rispettare i potenziali pericoli.
Astronauti e motociclisti a confronto: rischio, velocità, sicurezza
Nessuno dei due può permettersi di improvvisare. Dietro ogni missione spaziale ci sono anni di addestramento, così come dietro una guida sicura in moto ci sono esperienza, pratica e attenzione continua. Non basta avere coraggio: serve testa, riflessi e tanta consapevolezza. Poi c’è la velocità. Anche qui, entrambi la conoscono bene, anche se in modi diversi. L’astronauta viaggia a velocità incredibili per restare in orbita, mentre il motociclista sente l’accelerazione su di sè, ad ogni uscita di curva. È una sensazione diversa, certo, ma in entrambi i casi regala una forte emozione e un senso di libertà.
Un altro punto in comune è il rapporto con l’equipaggiamento. Sia l’astronauta che il motociclista devono fidarsi completamente della propria “macchina”: tuta e navicella da una parte, moto e protezioni dall’altra. Ogni dettaglio conta, e una piccola distrazione nella manutenzione può fare la differenza.
C’è anche una dimensione di isolamento. L’astronauta è solo nello spazio, lontano da tutto, ma anche il motociclista, soprattutto nei lunghi viaggi, vive momenti di (spesso piacevole) solitudine e concentrazione totale, quasi come se il mondo attorno sparisse.
Ci piace citare anche il senso di scoperta: spesso si va in moto alla ricerca di quella strada, quel borgo, poco conosciuti. Della serie: "Chissà che trovo da quella parte". Un po' come l'astronauta animato dalla voglia di scoprie l'ignoto.
Infine, c’è la questione mentale. Che si sia nello spazio o su una strada trafficata, mantenere la calma è fondamentale. Basta un attimo di distrazione per complicare tutto. In fondo, entrambi inseguono la stessa cosa: spingersi oltre i propri limiti, con passione, rispetto e un pizzico di incoscienza.
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