La Luna 58 anni dopo, dallo spazio alla terra: quali moto guidavamo nel 1968?

William Toscani
Pubblicato il 6 aprile 2026, 20:46 (Aggiornato il 7 apr 2026 alle 10:00)
Nel dicembre del 1968, mentre l’umanità tratteneva il fiato davanti ai televisori nei bar o a casa, Apollo 8 compiva il primo volo orbitale intorno alla Luna, scrivendo una pagina epocale della conquista dello spazio. Cinquantotto anni dopo, nel 2026, la missione Artemis 2 riprende quel sogno, riportando lo sguardo umano verso il cosmo. Ma mentre gli astronauti orbitavano tra Terra e Luna, sulla superficie terrestre ribolliva un altro mondo affascinante e più vicino a noi: quello delle moto. Nel 1968, un anno di grandi imprese spaziali, le strade erano animate dalle italiane Ducati e Moto Guzzi, le inglesi Triumph e BSA, i primi gioielli giapponesi e i robusti boxer tedeschi BMW. Era un’epoca di fermenti in cui tecnica, stile e passione correvano di pari passo all’innovazione tecnologica nello spazio. Vediamo quali erano i modelli più rappresentativi di quel periodo. Le moto che animavano i sogni dell'epoca.
L’Italia su due ruote nel 1968, Ducati e Moto Guzzi: tradizione e spirito sportivo
Nel 1968 l’Italia era ancora un paese dove la moto non era solo un mezzo di trasporto, ma un simbolo di stile, ingegno e passione. Le strade erano animate da modelli di media e piccola cilindrata, dai 50 cc (come la MV Agusta Liberty 50 4 tempi da 1,5 CV realizzataa a Cascina Costa) fino ai 350 cc, progettati per essere agili nel traffico urbano e piacevoli nei viaggi extraurbani. Tra queste spiccava la Ducati 250 Mark 3, una monocilindrica quattro tempi con testa a singolo albero a camme e distribuzione a coppie coniche, capace di erogare circa 22 CV e di raggiungere i 145 km/h, prestazioni importanti per una 250 cc. La sua architettura introdotta nel 1967 migliorava rigidità e stabilità, rendendo la Mark 3 punto di riferimento per gli amanti della guida sportiva.
Accanto alla 250, anche la Ducati 350 Mark 3 offriva un compromesso eccellente tra potenza, agilità e leggerezza, con un motore monocilindrico 350 cc capace di circa 27 CV. Una protagonista importante del 1968 fu la Moto Guzzi V7 700 (arrivata l'anno prima), un modello turistico di media cilindrata con il celebre motore bicilindrico a V trasversale di 703 cc, progettato dall’ingegnere Giulio Cesare Carcano. La V7 700 combinava coppia piena e robusta, comfort di guida e stabilità, caratteristiche che la resero apprezzata sia per i viaggi su lunghe distanze sia dalle flotte di polizia italiane ed estere.
L’Italia del 1968 rappresentava una scena vivace: Case consolidate e piccoli artigiani contribuivano a una produzione di moto adatte sia alla strada sia alle gare amatoriali. L’ingegneria italiana brillava per la cura dei dettagli, la ciclistica equilibrata e i motori dalle prestazioni vivaci, creando modelli capaci di competere anche a livello internazionale.
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