Perché tanti motociclisti non vedranno la finale dei Mondiali di calcio?

Mentre le fasi finali monopolizzano l'attenzione di milioni di tifosi, molti motociclisti sembrano viverli diversamente. E forse il motivo va oltre il calcio
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Perché tanti motociclisti non vedranno la finale dei Mondiali di calcio?

Antonio VitilloAntonio Vitillo

Pubblicato il 17 luglio 2026, 12:08

Una passione da guardare o da vivere

Uno schema simile si ritrova anche quando si parla di chi va in moto sulle strade di tutti i giorni.
Chi utilizza la moto per passione raramente la considera soltanto un mezzo di trasporto. Per molti rappresenta un modo di vivere il tempo in autonomia, di sentirsi liberi, di esplorare nuovi luoghi, di mettersi alla prova e divertirsi tra le curve. Ma anche un'occasione per ritrovare concentrazione e benessere distanziandosi dalle “noie” quotidiane.
Il tifoso di calcio, nella maggior parte dei casi, vive la propria passione attraverso l’identificazione in una squadra e nei suoi componenti. Si emoziona per le imprese di altri, si identifica nei colori che rappresentano una città. La sua partecipazione è comunque intensa, ma avviene principalmente da spettatore.
Nel motociclismo accade qualcosa di diverso. Il pilota impegnato in una gara di campionato, spesso, è come se diventasse l'estensione di quella passione che il motociclista vive personalmente ogni volta che indossa il casco. Chi guarda una gara di MotoGP non sta soltanto seguendo un atleta: riconosce gesti, sensazioni sulla pelle e difficoltà che incontra. Seppure in proporzione diversa, è come se vedesse rappresentata la propria esperienza.
Il motociclista non si limita a osservare una curva, vuole percorrerla. Non guarda un viaggio, lo fa.
Non aspetta soltanto il prossimo appuntamento sportivo, attende la prossima occasione per salire in sella.
Naturalmente non è una distinzione assoluta: esistono motociclisti appassionati di calcio e tifosi che, oltre che a giocare a pallone, praticano anche sport motoristici. Ma il modo in cui molte persone vivono la moto contiene un elemento particolare: non è soltanto una passione da seguire, è una passione da praticare. Si generalizza per definire un fenomeno, ma è un po’ come dire che se da una parte c’è una partecipazione simbolica, dall’altra è diretta.

Più che calcio contro moto, due filosofie del tempo libero

Forse, allora, non si tratta di capire se i motociclisti amino o meno il calcio. Molti seguono il campionato, hanno la propria squadra del cuore e, quando gioca, non si perdono le partite della Nazionale. La differenza potrebbe essere un'altra: per alcune persone lo sport è soprattutto uno spettacolo da condividere con gli altri. Per altre è un'esperienza da vivere in prima persona.
La moto appartiene quasi sempre a questa seconda categoria. Non chiede di fare il tifo, ma di guidarla. Non offre novanta minuti di emozioni, bensì una giornata costruita curva dopo curva, chilometro dopo chilometro.
Forse è anche per questo che, quando una finale dei Mondiali coincide con una splendida domenica di sole, molti motociclisti finiscono per fare una scelta che, per essi, è perfettamente naturale: infilare casco e guanti, inforcare la moto e vivere l’esperienza, non solo osservarla. Lasciando che il risultato della partita arrivi più tardi, magari durante una sosta davanti a un caffè.

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