Visibilità in calo: la sicurezza delle auto diventa un pericolo per le due ruote

Uno studio americano conferma quello che si dice da tempo: gli automobilisti, a causa di abitacoli sempre più protetti e superfici vetrate ridotte, faticano a vedere moto, bici e pedoni
Visibilità in calo: la sicurezza delle auto diventa un pericolo per le due ruote

Pubblicato il 2 settembre 2025, 10:09

C’è una contraddizione che si sta facendo sempre più evidente sulle nostre strade. Le auto moderne sono diventate più sicure per chi sta all’interno dell'abitacolo grazie a strutture rinforzate, montanti più spessi, parabrezza inclinati e sistemi di protezione sempre più sofisticati. Ma questa evoluzione nata con l’intento di salvare vite, rischia di metterne in pericolo altre: quelle di chi viaggia in moto, di chi pedala e di chi attraversa a piedi. 

Lo studio lo conferma

Che le auto moderne abbiano visibilità e volume della vetratura molto ridotte rispetto al passato non è una novità, ma uno studio recente del Volpe Center - istituto di ricerca del Dipartimento dei Trasporti statunitense - ha confermato questa tendenza anche in maniera statistica. L’ingombro dei frontali e i montanti A sempre più larghi hanno ridotto il campo visivo fino al 58%. Un caso emblematico è quello della Honda CR-V: se alla fine degli anni Novanta il conducente riusciva a controllare quasi il 70% dell’area davanti al cofano, oggi la stessa percentuale si è più che dimezzata, crollando al 28%. Un abisso che, nella pratica, significa avere meno tempo per vedere chi arriva di lato o chi si muove nei primi metri davanti all’auto.

Il paradosso è chiaro: mentre calano le vittime tra gli automobilisti, aumentano quelle tra gli utenti più vulnerabili, e in Italia i numeri lo confermano. Nel 2024 sono stati oltre ottocento i motociclisti che hanno perso la vita sulle strade, con un incremento superiore al 13% rispetto all’anno precedente. Un dato che stride con l’andamento in discesa dei decessi tra automobilisti e pedoni e che restituisce l’immagine di un Paese in cui il rischio si è spostato in maniera preoccupante sulle due ruote. 

Allora che si fa?

Non esiste una soluzione semplice. Tornare indietro ai modelli di auto di trent’anni fa sarebbe impensabile, perché significherebbe rinunciare a standard di sicurezza fondamentali per chi siede in abitacolo, ma è altrettanto chiaro che non si può lasciare correre il fatto che per salvaguardare gli automobilisti si mettano più a rischio gli altri utenti della strada.

Ad aiutare, arrivano le sempre più presenti tecnologie capaci di monitorare i punti ciechi e sistemi radar intelligenti che riconoscono pedoni e altri mezzi attivando la frenata di emergenza, ma a a quanto pare non è abbastanza. Occorre diffondere una nuova consapevolezza tra i motociclisti, che devono assumere come regola di base il sospetto che l’automobilista non li abbia visti.

 

 

 

 

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