A pochi giorni dal lancio della rinnovata gamma V7, che si terrà venerdì prossimo nello storico stabilimento di Mandello del Lario, vorremmo lanciare un appello ai vertici del Gruppo Piaggio: ridare lustro alla Moto Guzzi. Per gli appassionati di tutto il mondo, legati indissolubilmente a questo Marchio, per ciò che rappresenta e ha rappresentato nel panorama motociclistico, per tutti noi. La Moto Guzzi ha saputo progettare, sviluppare e portare in gara (peraltro con risultati più che eccellenti) motori di tutte le tipologie, dal monocilindrico orizzontale, al bicilindrico ad “L” (con distribuzione a coppie coniche), fino allo straordinario otto cilindri a “V” da 500 cm3, che peccò solo in esagerazione. Era infatti troppo potente per l'epoca in cui venne sviluppato (era il 1956) e pressoché impossibile da gestire con le componenti di allora (pneumatici, freni e sospensioni), inadatte a contenere la sua straripante potenza (75 cavalli). La Casa di Mandello ha abbandonato l'attività agonistica nel 1957 (insieme a Gilera e Mondial) e, conseguentemente, lo sviluppo di propulsori esclusivamente dedicati alle competizioni. I successi non terminarono però qui: i decenni successivi furono un importante avvicendarsi di vittorie commerciali e rumorosi tonfi, specialmente nei primi anni sessanta e negli anni ottanta.[gallery ids="5273,5272"]   [gallery ids="5275,5274,5271,5270"] Dall'inventiva dell'ingegner Carcano prese vita il celebre bicilindrico a V trasversale. Era il 1965 e sulla base di questa motorizzazione nacquero moto eccezionali (la prima V7 Sport, la Special, le varie LeMans, la California). Una base motoristica con la quale anche le moto di oggi, le moto che proveremo a breve, hanno molto in comune. Un propulsore che ha anima e carattere, ha ragione di esistere. E deve essere valorizzato, come ha saputo fare BMW con il boxer. Ora, a dieci anni dall'entrata della Guzzi nel Gruppo Piaggio, è tempo di tirare le somme. Somme che non possono essere esclusivamente positive. Somme che non rispecchiano la potenzialità del Marchio. E' giunto il momento di valorizzare questa gloriosissima Casa, degnissima di occupare la parte alta delle classifiche di vendita, non solo in Italia. La rinnovata gamma V7, per bellissime moto che siano, non può che essere un punto di partenza, il primo passo verso un definitivo e concreto rilancio. Per fare questo c'è bisogno di un rinnovamento viscerale dei modelli che non può fermarsi alla California, bellissima, ne' trovare compimento nella pur affascinante Stelvio. Il mercato, sebbene ridotto ai minimi termini, è ricettivo alle novità. Specie se hanno alle spalle l'invidiabile blasone di un Marchio che non può, e non deve, sottovalutarsi. Con queste speranze fra pochi giorni vi racconteremo delle nuove V7. Federico Garbin