TOP 5: le naked che hanno cambiato il motociclismo
Dal 1993 al 2013 hanno rivoluzionato il mercato: ecco cinque modelli iconici tutti senza vestito (o quasi) che hanno dato una svolta al segmento e ispirato molte delle attuali proposte moderne

William Toscani
Pubblicato il 3 luglio 2026, 08:53 (Aggiornato il 3 luglio 2026, 12:04)
Per anni la moto sportiva è stata sinonimo di carene, semimanubri e posizione di guida estrema. Poi, a un certo punto (siamo a inizio anni '90), qualcuno ha avuto un'intuizione semplice quanto geniale: e se togliessimo tutta quella plastica, lasciando in vista il motore? È così che sono nate le naked moderne, moto capaci di unire prestazioni, divertimento e una guida molto più sfruttabile nella vita di tutti i giorni. Alcune sono rimaste semplici esercizi di stile, altre hanno cambiato per sempre il mercato. Ecco cinque modelli che, tra il 1993 e il 2013, hanno scritto la storia e influenzato praticamente tutte le naked che guidiamo oggi.

Ducati Monster (1993): la moto che ha inventato un segmento
L'idea di Miguel Galluzzi era tanto banale quanto rivoluzionaria: prendere il meglio che Ducati aveva già in casa, eliminare tutto il superfluo e lasciare in bella vista ciò che rendeva affascinante una moto. Nacque così la Monster 900, un mix perfetto tra il telaio a traliccio della 851, il celebre bicilindrico Desmodue raffreddato ad aria da 904 cc e una posizione di guida decisamente più rilassata rispetto alle supersportive di Borgo Panigale.

Dal punto di vista tecnico non cercava il record di potenza. Il bicilindrico a L di 90° a due valvole per cilindro erogava circa 73 CV a 7.250 giri e una coppia superiore agli 8 kgm, numeri che oggi fanno quasi sorridere, ma che all'epoca bastavano e avanzavano per divertirsi. Più della cavalleria contavano l'erogazione piena ai medi regimi, il carattere del motore e quel rumore secco della distribuzione desmodromica che ancora oggi fa girare la testa agli appassionati.
Anche la ciclistica seguiva la filosofia della semplicità intelligente. Il telaio a traliccio in acciaio era rigido, leggero e bellissimo da vedere, tanto da diventare un elemento estetico oltre che strutturale. La forcella Showa, il mono posteriore e il doppio disco anteriore garantivano una guida precisa e sincera. Con un peso a secco inferiore ai 190 kg, la Monster trasmetteva subito fiducia, anche a chi non aveva mai guidato una Ducati.
Ma il suo vero punto di forza era il design. Serbatoio muscoloso, codino corto, motore completamente in vista e praticamente nessuna carena. Era una moto essenziale, quasi "nuda", ed è proprio da qui che deriva il termine naked. In un'epoca dominata da sportive sempre più estreme, Ducati andò in controtendenza, dimostrando che anche una moto spogliata poteva essere incredibilmente affascinante.
Il successo fu immediato. In pochi anni la famiglia Monster si allargò con cilindrate e versioni per ogni esigenza, diventando il modello che ha contribuito più di tutti alla crescita commerciale di Ducati. Ancora oggi, dopo oltre trent'anni, il nome Monster rappresenta una delle colonne portanti della Casa di Borgo Panigale.
Senza il Monster - probabilmente - non avremmo visto nascere buona parte delle naked moderne. Ha insegnato ai costruttori che il motore poteva diventare un elemento di design, che la semplicità poteva essere più affascinante della complessità e che una moto sportiva non aveva bisogno delle carene per emozionare. Ogni naked arrivata dopo, in un modo o nell'altro, deve qualcosa a quella Ducati rossa del 1993.
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