Possiamo dire che le moto "scadenti" non esistono più?

Standard sempre più elevati, concorrenza spietata e utenza iper-esigente hanno creato un mercato dove la moto davvero inaffidabile non esiste più. Per costruire una moto di successo, i problemi sono ben altri
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Possiamo dire che le moto "scadenti" non esistono più?

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 1 settembre 2026, 09:09 (Aggiornato il 2 set 2026 alle 08:20)

Se provassimo a definire con precisione cosa significhi oggi “moto scadente”, scopriremmo che questa categoria è quasi scomparsa. Oggi esistono ancora moto con dei difetti evidenti, per esempio ci sono quelle troppo pesanti, troppo costose, poco potenti o semplicemente sbagliate per il mercato a cui vengono proposte, ma è diventato molto più difficile trovare una motocicletta oggettivamente mediocre sotto il profilo tecnico. I veri problemi che rendono una moto "sbagliata" oggi sono ben diversi. Andiamo più nel dettaglio.

In passato era diverso

Ricordate come erano le moto 30 anni fa? La distanza qualitativa tra i costruttori poteva essere enorme e l'affidabilità rappresentava una variabile molto più concreta. Rimanere a piedi per un problema elettrico, un guasto all'accensione o una carburazione capricciosa non era un'eventualità così remota, soprattutto su alcune moto europee. C'erano effetti on-off a volte difficili da gestire e vibrazioni tutt'altro che sopportabili nelle lunghe distanze. Ovviamente c'erano anche modelli capaci di regalare grandi soddisfazioni incredibili (a volte difficili da raggiungere per moto moderne) per questioni dinamiche, ma anche mezzi capaci di trasformare un viaggio in una costante ricerca del meccanico più vicino.

Quella forma di inaffidabilità meccanica, oggi, appartiene in gran parte alla storia. L'elettronica ha certamente introdotto nuovi possibili punti deboli e il timore contemporaneo è piuttosto quello di una centralina che va in errore, di un sensore che comunica male, di un aggiornamento software necessario o di una piattaforma elettronica buggata. È uno spauracchio reale, ma profondamente diverso dal passato: oggi il rischio è più spesso quello che una moto perfettamente funzionante venga fermata da un problema di gestione, non quello che il motore decida semplicemente di smettere di funzionare.

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