Indian è ancora una volta a rischio bancarotta?
Il marchio americano ha appena cambiato proprietario e si trova davanti a un crollo delle vendite del 66% negli Stati Uniti. Qui c'è un problema, molto serio

Michele Lallai
Pubblicato il 29 agosto 2026, 10:43
Indian Motorcycle, dopo l'acquisizione da parte di un nuovo proprietario a febbraio, entra nella sua nuova era industriale con un dato che difficilmente può essere ignorato: 9.709 moto immatricolate nel mondo nei primi sette mesi del 2026, il 41,8% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, con un allarmante segno negativo nel suo mercato domestico, gli Stati Uniti, dove il calo raggiungerebbe addirittura il 66,1%.
Da quando Indian ha definitivamente lasciato Polaris ed è passata sotto il controllo di Carolwood LP, è diventata un'azienda indipendente che punta a mantenere invariati i contratti di circa 900 dipendenti, mantenendo la produzione negli stabilimenti americani. Ma con questi numeri quanto tempo si può "tenere su la baracca?"
La storia recente e il tracollo
Indian aveva raggiunto il proprio massimo recente nel 2021, con 34.481 moto vendute a livello globale. Da allora è iniziata una discesa quasi ininterrotta: 27.871 unità nel 2022, una sostanziale stabilità nel 2023 e poi nuovi cali nel 2024 e nel 2025, quando le vendite si sono fermate a 24.193 moto, circa il 30% sotto il picco del 2021. Carolwood, dunque, ha rilevato un marchio prestigioso in profonda crisi, e per rimettere a posto i conti e sviluppare nuove moto serve sicuramente del tempo.
I numeri disponibili sono dati di immatricolazione, non necessariamente vendite retail di prodotto di nuova produzione appena consegnato. Il proprio il passaggio da Polaris a una società indipendente può aver prodotto anomalie temporanee nella distribuzione, nelle scorte e nella registrazione dei veicoli, quindi ogni dato va interpretato con prudenza.
La bancarotta è dietro l'angolo, ma non è ancora detta l'ultima parola
Sta di fatto che che il calo è evidente, netto e l'intera forza lavoro necessità di capire quanto tempo abbia il nuovo proprietario per invertire la tendenza. Il marchio ha ancora asset enormi: un'identità americana fortissima, una rete produttiva consolidata, una gamma riconoscibile e un CEO, Mike Kennedy, con una lunga esperienza nel settore.
Parlare di allarme rosso, in questo momento, è perfettamente legittimo, e serve dare alla nuova "formazione" un po' più di tempo per capire se si è già oltrepassato il punto di non ritorno o no. Il 2026 potrebbe essere ricordato come l'anno della rinascita di Indian dopo Polaris, oppure come l'inizio della ripresa. La differenza la faranno i prossimi numeri e l'abilità del nuovo management.
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