Il paradosso della distrazione: vietiamo gli occhi sul display, mentre facciamo moto che chiedono di guardarli

Michele Lallai
Pubblicato il 20 agosto 2026, 11:51 (Aggiornato il 20 agosto 2026, 15:09)
La lotta alla distrazione alla guida sta entrando in una fase paradossale. Non si tratta più soltanto di fermare chi telefona, scrive un messaggio o guarda un video sullo smartphone mentre guida, ma di intervenire con sanzioni su qualunque comportamento capace di sottrarre attenzione alla strada. È questo il principio alla base della proposta di revisione del Codice della strada attualmente in discussione, argomento che apre una questione tutt'altro che secondaria per chi va in moto, perché mentre il legislatore chiede al motociclista di non distogliere lo sguardo dalla strada, l'industria motociclistica sta trasformando il cruscotto in un vero centro multimediale che distoglie la nostra attenzione dalla guida.
Tutto quello che c'è di sbagliato nelle strumentazioni moderne
Prendiamo una moto moderna di fascia medio-alta. Davanti al pilota non c'è più semplicemente un tachimetro con qualche spia. Ci sono schermi TFT da 5 a 8 pollici e oltre, grafica tridimensionale, indicazioni di navigazione, gestione delle modalità di guida, controllo di trazione e sospensioni, pressione degli pneumatici, connettività Bluetooth, musica, chiamate, rubrica, notifiche e una quantità crescente di informazioni secondarie.
Un conto è leggere istantaneamente la velocità o una freccia che indica la prossima svolta, e un altro è entrare in un menu, scorrere una schermata, individuare una voce, modificarla, tornare indietro e verificare di aver selezionato il parametro corretto. In quel momento il motociclista non sta necessariamente usando il telefono e non sta compiendo un'attività manifestamente irresponsabile, ma sta utilizzando esattamente l'interfaccia che il costruttore ha installato sulla moto per specifiche esigenze. Alcune moto (vedi le ultime KTM, le nuove Norton e Honda di alta gamma) hanno addirittura schermi touch.

Riportiamo il focus sulla sicurezza, per favore
Il motociclista può essere perfettamente intenzionato a rispettare il Codice della Strada e, contemporaneamente, trovarsi davanti a un'interfaccia progettata secondo logiche che appartengono più al mondo degli smartphone che a quello della guida. Abbiamo costruito strumenti sempre più sofisticati per permettere al motociclista di fare più cose senza fermarsi, e contemporaneamente stiamo dicendo che ogni deviazione dell'attenzione dalla strada deve essere considerata potenzialmente sanzionabile.
La sicurezza stradale non può limitarsi a responsabilizzare l'utente finale ignorando la progettazione dell'interfaccia. Se un costruttore decide di concentrare dieci funzioni dentro un touchscreen, con menu e sottomenu, non può essere completamente irrilevante il fatto che per utilizzarle il conducente debba compiere una serie di operazioni visive e cognitive.
Perchè la legge non punisce con sanzioni le case motociclistiche e automobilistiche che creano questi comportamenti obbligati e invece si accanisce sull'utente finale che non ha altro modo di settare certi parametri se non distogliendo lo sguardo dalla guida, per una pura questione di ingegnerizzazione del veicolo?

Come risolviamo questo "cul de sac"?
Le moto moderne hanno così tanti controlli che non è possibile limitare tutto a pochi tasti su due piccoli blocchetti, e una strumentazione semplice senza menu e sottomenu non permette di accedere a tutte le fuzioni necessarie. Cosa si fa allora?
Esistono tecnologie che potrebbero aiutare molto e che invece di costringere il pilota ad abbassare gli occhi verso il cruscotto, portano le informazioni direttamente nel campo visivo. Uno studio condotto su motociclisti in simulatore ha confrontato un normale display di bordo con sistemi di "data glasses", rilevando che le informazioni visualizzate davanti agli occhi venivano riconosciute più rapidamente e che alcune indicazioni di navigazione venivano perse meno frequentemente.
È una prospettiva interessante perché ribalta il problema: non chiedere al motociclista di guardare meglio il display, ma progettare il sistema affinché sia il display a non costringerlo a distogliere lo sguardo dalla strada. Un futuro nel quale la moto viene venduta corredata di "occhiali smart" o dispositivi Head Up Display da inserire nel casco, potrebbe essere un compromesso valido.
Magari lo stesso CdS potrebbe introdurre leggi che prevedono l'utilizzo di questi dispositivi in modo obbligatore durante l'uso della moto così come si è fatto per il casco. Non sarà una soluzione perfetta, ovvio, ma allo stesso tempo non possiamo avere un Codice della Strada che considera pericolosa la deviazione dell'attenzione e contemporaneamente un mercato che premia motociclette sempre più digitali, sempre più connesse e sempre più dipendenti da schermi.
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