Da tecnologia criticata a rivoluzione: così il traction control ha cambiato le moto

Antonio Vitillo
Pubblicato il 21 maggio 2026, 13:51
A rigor di logica, verrebbe da pensare che un dispositivo utile come il controllo di trazione possa aver preso la luce per gestire le superpotenze delle moto da corsa. Ma la storia racconta qualcosa di diverso. Non nacque in pista, il primo sistema non servì per agevolare la ricerca del tempo sul giro, ma fu montato su una tranquilla granturismo. E la cosa si fa curiosa, essendo prospettiva opposta rispetto all’immaginario probabile.
La Honda che cambiò il futuro
Il primo TCS, acronimo di Traction Control System, risale al 1992 ed è attribuibile alla ST1100 Pan European. Caso “strano” una Honda, moto che appartiene alla forse più grande azienda al mondo, viene generalmente considerata il primo modello di serie dotato di un sistema elettronico anti-slittamento. Non una supersportiva, poi, ma una grande viaggiatrice stazzante circa tre quintali per 100 CV di potenza, nata per macinare chilometri in autostrada. Pensando alle condizioni climatiche variabili durante i lunghi viaggi, Honda sviluppò il sistema soprattutto per aumentare la sicurezza sul bagnato, gestendo meglio le accelerazioni sul fondo viscido.
Il funzionamento era ancora semplice rispetto ai sistemi attuali: il sistema confrontava la velocità delle ruote e, in caso di slittamento del posteriore, interveniva tagliando l’accensione. Nessuna piattaforma inerziale, niente sensori d’inclinazione.
Era il principio, il nascere di un concetto di sicurezza che oggi, sviluppatosi, ritroviamo fin da molti scooter 125.

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