Prestare la moto a un amico: cosa rischia davvero il proprietario?

È capitato a tutti di lasciare la moto in uso a un amico. Una decisione da non prendere con leggerezza: comportamenti imprudenti potrebbero costare caro, ecco cosa si rischia
Prestare la moto a un amico: cosa rischia davvero il proprietario?

Pubblicato il 19 maggio 2026, 10:36

L’AVVOCATO RISPONDE è una rubrica di InMoto in cui l'Avv. Giacinto Bocchino risponde alle curiosità, dal punto di vista legale, che riguardano il mondo delle due ruote ma, spiegate in termini semplici e comprensibili.
Questo mese, la lettera arrivata allo studio legale è stata la seguente: "Buongiorno, se presto la moto a un amico, cosa rischio? E se lui fa un incidente?" Marcello.

Comodato della moto: quando serve comunicarlo alla Motorizzazione

Caro Marcello, tocchi un argomento ostico e che può creare notevoli problemi. Prestare il motoveicolo (al pari di un veicolo), non è immune da rischi e,  quindi, non è una cosa da compiere alla leggera. Iniziamo col dire che se presti la tua moto, la concedi tecnicamente in comodato gratuito.
Se il comodato è inferiore a 30 giorni non ci sono particolari formalità di legge, se però supera questo periodo, sarà necessario comunicarlo alla Motorizzazione affinché sia annotato sulla carta di circolazione. In assenza, si rischia una sanzione amministrativa ed il ritiro della carta di circolazione.

Multe e responsabilità: cosa succede se l’amico prende una contravvenzione

Non dimentichiamo poi i rischi connessi a sanzioni di natura pecuniaria per inosservanza di norme in tema di circolazione, eventualità che presuppone la responsabilità solidale del conducente e del proprietario del veicolo.
Ciò comporta che in caso il conducente venga individuato ed identificato, sia proprietario che conducente potranno ricevere la notifica con richiesta di pagamento e, in assenza di versamento, entrambi potrebbero ricevere una cartella esattoriale, con il rischio di pignoramento. Però il proprietario rischia anche il fermo amministrativo.
Se poi il conducente non venisse identificato (esempio: semplice divieto di sosta), la sanzione verrà notificata al solo proprietario che sarà tenuto al pagamento salvo poi rivalersi sull’amico.

Decurtazione punti patente e sanzioni accessorie

Nei casi in cui il Codice della strada prevede oltre a sanzioni pecuniarie, anche la decurtazione dei punti dalla patente/sospensione/revoca, dobbiamo distinguere l’ipotesi di contestazione immediata (esempio: l’amico conducente passa con il rosso, andava veloce o parlava al telefono, ecc. e viene fermato dall’autorità). In questo caso, sarà direttamente chi guidava a subire la sanzione accessoria e la decurtazione dei punti, o peggio ove prevista, la diretta sospensione o addirittura la revoca, e non il proprietario.
Ancora, se è prevista la sanzione accessoria del sequestro del veicolo (esempio: guida in stato di ebbrezza), non ci sarà sequestro del mezzo, ma il conducente subirà una sanzione economica maggiorata.
Nel caso di mancata identificazione del conducente, la sanzione viene notificata al proprietario. Se è stabilita anche la decurtazione dei punti dalla patente (vedi velocità tramite autovelox), il proprietario dovrà comunicare i dati di chi conduceva il veicolo entro 60 giorni dal ricevimento della notifica; in assenza è prevista una sanzione da 282 a 1.142 euro.

Incidenti con la moto prestata: cosa copre l’assicurazione

In caso di incidenti potrebbero sorgere conseguenze anche più gravi di quelle accennate. Non vi è dubbio che in caso di responsabilità di chi guidava la moto, l’assicurazione stipulata dovrà risarcire i danni ai terzi coinvolti (fisici e alle cose).
Quindi, a meno che la polizza non preveda limitazioni di responsabilità ai soli incidenti causati dal proprietario del veicolo o limiti di età del conducente, non sussiste alcuna differenza tra la moto guidata dal proprietario e la moto guidata da un’altra persona. Tuttavia, il proprietario subirà un aumento della classe di merito. Se il conducente-amico, viceversa, non aveva colpe nel sinistro, l’assicurazione dovrà risarcire il proprietario per i danni materiali subiti dalla moto e il conducente per gli eventuali danni fisici. 

Reati stradali e responsabilità penale

Il conducente-amico potrebbe tuttavia commettere dei reati in occasione del sinistro, ad esempio, nel caso di investimento di pedone con conseguenti lesioni fisiche gravi sino al decesso. In questi casi, l’art. 27 Costituzione prevede che la responsabilità penale sia personale. Ciò comporta che solo il conducente subirà il processo penale (per lesioni o omicidio colposo). Stesso vale anche nei casi di guida in stato di ebbrezza, che, oltre a rappresentare un illecito amministrativo, costituisce ipotesi di reato.

Rivalsa dell’assicurazione: quando rischia anche il proprietario

Non dimentichiamo però che se il reato è personale ed è il conducente ad essere sottoposto a processo penale subendone le conseguenze, sotto il profilo civilistico, la polizza assicurativa può prevedere ipotesi di rivalsa (esempio guida in stato di ebbrezza o di assenza di patente) ed in questi casi, oltre il conducente, anche il proprietario potrebbe subire la rivalsa, salvo dimostrare che la moto abbia circolato contro la sua volontà (furto o scherzo da parte dell’amico).

Assicurazioni: cos'è la rivalsa?

La rivalsa è l’azione che consente alla compagnia assicurativa, dopo aver pagato il risarcimento alla vittima di un incidente, di richiedere la restituzione di quanto versato da chi ha effettivamente causato il danno e non ha rispettato le condizioni previste dalla polizza (es. guida in stato di ebbrezza, patente scaduta, ecc.).

Conclusioni

Direi dunque di prestare la moto solo a persone di cui si ha piena fiducia e comprovata esperienza. La leggerezza o imprudenza dell’amico potrebbe costare cara.

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