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Lunedì 15 Ottobre alle 11,04 è arrivata una mail da Stefano Giacomuzzi, il giovane regista che si è attivato per rendere reale il sogno del nostro vecchio amico, Alfeo “Cocco” Carnelutti, e raccontare il suo viaggio dall’Italia a Samarcanda, a 74 anni, su una Harley del ‘39, in un film-documentario.

IL TESTO ERA TELEGRAFICO E RIPORTA QUANTO SEGUE: “Arrivati a Samarcanda. 8.222 km, 37 giorni di viaggio. Cocco è molto stanco, male alle gambe ma tiene duro. Ci siamo fermati due notti, domani ci tocca ripartire con moto caricata sul furgone. 12 giorni almeno per tornare a casa”.

IL CORONAMENTO DI UNA GRANDE IMPRESA, nata quasi per gioco e sostenuta da una miriade di amici del “grande vecchio”. Dalla mail traspare la fatica e la stanchezza di per aver fatto tutta quella strada - spesso devastata - su una specie di semi-chopper rigido; di averlo fatto a 74 anni, con il morbo di Crohn, e contando su un motore a valvole laterali del ‘39 di cinque anni più vecchio di lui. Ma appena siamo riusciti a parlarci al telefono ho sentito anche tutta la gioia e l’entusiasmo per aver portato a termine l’impresa.

STEFANO HA DETTO CHE ALLA FINE AVEVA RAGIONE IL COCCO affermando “il mio Davidson non si ferma, semmai sarò io a dover trainare il vostro furgone”. Infatti, il suo obsoleto motore rigenerato autonomamente nel paese abbandonato di Pozzis ha retto bene la prova, mentre si è fermata, a 80 km da Samarcanda, l’auto dell’amico armeno conosciuto lungo la strada e che ha deciso di seguirli. “Niente di irreparabile, abbiamo solo ritardato la meta di un giorno – dice Stefano – la verità è che sono stufo che Cocco abbia sempre ragione”.

ORA NON RESTA CHE ASPETTARLI AL RITORNO, andremo a prenderli al confine Italiano con la Slovenia e li “scorteremo” fino al ritrovo abituale, per una grande festa e per farci raccontare il viaggio in prima persona.

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