Un viaggio lungo 13.000 km e 11 paesi: Kirghizistan, Tajikistan, Uzbekistan, Kazakhstan, Russia, Ucraina, Transnistria, Moldova, Romania, Bulgaria, Grecia e Italia. Nella quinta e ultima parte del loro racconto (QUI le puntate precedenti) Francesco e Serena ci parlano delle grandi città Russe in cui hanno fatto tappa, dei brutti incontri in Ucraina, della frontiera inaspettata con la Transnistria e del loro rientro a casa, passando per il relax e le belle spiagge della penisola Calcidica.

SVEGLIA, C’È DA ATTRAVERSARE LA RUSSIA”. È l’alba e nei nostri piani abbiamo tre giorni per entrare e uscire in quella che rimane la nazione con il territorio più esteso al mondo. Da Uralsk puntiamo quindi subito verso Samara, dopo aver superato il primo confine. La strada prosegue sulla falsariga di quella kazaka, anche se qui i cantieri si moltiplicano per la costruzione di una vera e propria autostrada a 4 corsie. Sarà che rimaniamo su strade principali ma la situazione non sembra così disastrosa come pensavamo. Colline ondulate si susseguono senza soluzioni di continuità, mentre ai lati della strada, campi di grano già mietuto e girasoli ci ricordano che questo paese ne è il maggiore produttore mondiale.

AD UN TRATTO CI RITROVIAMO DAVANTI L’IMMENSO VOLGA, che in alcuni momenti prende le sembianze di un lago per via delle dighe che alimentano le centrali idroelettriche, fonte d’energia per le industrie insediate in questa regione della Russia. Ci fermiamo a Samara. Ovunque, gigantografie della mascotte Zabivaka (in russo, colui che segna) ci ricordano dei recenti mondiali di calcio. Lungo le rive del fiume, spiagge dorate ospitano le classiche strutture che potremmo trovare in una delle nostre località balneari. Peccato per il meteo: sarebbe stata un’esperienza interessante prendere un po’ di sole e fare un bagno in centro città.

NELLE PIAZZE STERMINATE, IL COMPAGNO LENIN indica ancora la direzione al popolo accanto alle chiese ortodosse, mentre la “nuova” gioventù russa passa ininterrottamente da un locale all’altro. Nessuno ci chiede più da dove veniamo, e il suono burbero delle parole dei negozianti, che farebbero venir voglia di uscire senza comprare niente, ci ricorda che siamo oramai fuori dall'Asia Centrale. Nessuno conosce una parola d’inglese e il loro russo veloce fa disperare Serena, che fino ad oggi era riuscita a comunicare in questa lingua con chiunque avessimo incontrato. Ovunque, bancarelle con i cimeli dell'ex URSS e dischi di rock russo tra i quali spuntano persino vecchi LP di Pupo e Celentano. Samara ci mostra la Russia che cresce e vuole tornare potenza mondiale: accanto alle vecchie Lada, decine di auto di lusso

IL NOSTRO VIAGGIO PROSEGUE VERSO SARATOV E VORONEZ con una media di circa 600 km al giorno. A circondarci, sconfinate pianure verdi che fanno sembrare minuscola la nostra pianura Padana. Sicuramente torneremo in futuro per esplorare meglio questa regione affascinante, ora però è già tempo di entrare in Ucraina.