LA SUA MAGIA È TUTTA RACCHIUSA in una serie imprescindibile di ingredienti: il nome, una storia affascinante, mirabili memorie del passato in bella mostra tra vialoni in stile sovietico. La piazza del Registan vale da sola il viaggio, con le tre medrese che sembrano sfidarsi a colpi di bellezza; ma anche la moschea di Bibi-Khanim, enorme e totalmente aperta, e uno degli angoli più suggestivi della città: Shah-i-Zinda, un viale ornato di mausolei dei personaggi più importanti del regno di Tamerlano. Tutto immensamente magnifico. Ci rimane un unico dubbio: il perché del muro che nasconde agli occhi dei turisti la città vecchia con le case basse, le vie acciottolate, i forni attivi e i bambini che corrono. Noi lo attraversiamo volentieri e dietro vi troviamo pane freschissimo e cartoline bellissime. Forse, però, al turista medio poco importa di come viva davvero la gente di Samarcanda.

IL GIORNO SEGUENTE affrontiamo i 700 km tra Samarcanda e Khiva. I primi 300 scorrono veloci su una strada a quattro corsie fino Bukhara. Poi 100 km di delirio, con una pavimentazione disastrata, tra camion e furgoncini che fungono da taxi collettivi. In quel tratto, il primo incontro inatteso: vediamo da lontano un'auto della polizia e rallentiamo. Una volta vicini, ci rendiamo conto che si tratta di una sagoma. Giungiamo al cospetto del deserto con un'autostrada nuova di zecca ad accoglierci. Guardiamo scorrere le dune e i cespugli, vediamo piccole abitazioni e qualche mucca; ma, soprattutto, piste che sulla nostra cartina portano a pozzi in mezzo al nulla.

IL DESERTO HA FASCINO. Un luogo magico dove miraggi e realtà si fondono, al punto che la visione, in lontananza, di una moto e tre macchine gialle sulle prime ci lascia incerti. Pensiamo possano essere partecipanti al "Mongol rally", la celebre traversata tra Londra e Ulan Batur, invece sono due Trabant, una Fiat 126 ed un Java 250 impegnate in un viaggio dall'India fino a Praga. Li ritroveremo a sera, parcheggiati sotto le mura di Khiva.

MA VENIAMO AL PROBLEMA DI GIORNATA: quanti distributori ci sono in un'autostrada nel deserto? Dipende. Mentre il nostro sguardo è rapito dalle oasi create dal fiume Amu-Darya, tutt’a un tratto ci rendiamo conto di aver già percorso 290 km ed essere nel pieno della riserva. Ci fermiamo e sfruttiamo i 2,5 litri della tanica di riserva. Magicamente appare un distributore, ma è sull'altra carreggiata; così il secondo e il terzo. Panico! Al quarto non abbiamo scelta e ci fermiamo. A turno andiamo in “missione” con tanica e bottiglia vuota. 5000 somoni (0,50€) e riusciamo a prendere i 4 litri che ci permetteranno di arrivare al distributore dalla “parte giusta”.

IN FONDO AL DESERTO RITORNA IL VERDE. Siamo a Khiva, città fortificata che si è mantenuta bene anche grazie ai restauri che l'hanno riportata agli splendori medievali. Possiamo solo immaginare il sollievo che provavano le carovane a vedere quel verde, dopo settimane di sabbia, rocce e polvere. Questo luogo offre il meglio di sé dal tramonto, quando i suoi vicoli si riempiono di abitanti e le bancarelle turistiche spariscono. Usciamo dalla città museo per vedere il bazar, dove colori, suoni e profumi ci invadono i sensi. Osserviamo il tramonto dalle imponenti mura, mentre il giallo ocra dei mattoni prende le sfumature dell’oro.