Ilario Lavarra non è nuovo a viaggi di questo genere. Ha attraversato l’intero Continente americano in 18 mesi e 82 mila chilometri percorsi in solitaria, su una vecchia Vespa. Ora è pronto a una nuova avventura: 150 mila chilometri in tre anni attraverso Europa, Africa, Nuova Zelanda, Australia e Americhe, con una Vespa GT del 1968 (cilindrata 125 porta a 150 cc) e pochissimo bagaglio.

“Al mio rientro dall’America ho aperto un bed & breakfast a Milano, vicino alla stazione Centrale. L’ho chiuso recentemente e con il ricavato finanzierò i miei prossimi tre anni di viaggio perché non ho sponsor”, ha detto a TGcom24.

LE TAPPE -  “A 35 anni sono al limite fisico per queste imprese. Ho intensificato la palestra, ora peso 80 chili e sono alto un metro e 86.

“Da Milano il via verso Capo Nord e poi giù in Spagna, Portogallo, Marocco dove penso di arrivare a metà ottobre. Affronterò poi l’Africa lungo la costa atlantica, Senegal, Mali, Togo, fina a Città del Capo. Da lì voglio risalire fino in Egitto, se potrò entrare, poi Iraq, Siria – forse - e via fino alla Mongolia, una terra che mi affascina. Non ho un percorso blindato. Dipenderà anche dalla guerre. Non passerò, invece, dalla Cina perché l’ingresso è troppo oneroso. È d’obbligo una scorta, ma costa mille dollari al giorno e non me lo posso permettere. Passerò per il Pakistan, l’India fino a raggiungere l’Australia che percorrerò per raggiungere la Nuova Zelanda. A quel punto valuterò se proseguire per il Cile o il Giappone. Ottenere i visti è sempre complicato, ma spero di farcela come ci sono riuscito nel precedente viaggio. Conto poi di rientrare dall’America dove devo passare per salutare vecchi amici e arrivare con un aereo in Spagna e da lì fare la passerella finale”.

LA VESPA – “La mia passione per la Vespa nasce da quando ero piccolo. Avevo 4/5 anni e i miei me ne avevano regalato una giocattolo. Me ne sono innamorato, allora quando a 14 anni è stato il momento di prendere lo scooter ho scelto la Vespa. Da lì è diventata una malattia incurabile: ne ho 15 in garage. Tutti conoscono la Vespa. È così diffusa che in qualsiasi parte del mondo ho trovato club, vespisti oppure persone che mi hanno ospitato a casa soltanto perché viaggiavo con una Vespa. Ho portato il minimo indispensabile: qualche cambio, ma soprattutto pezzi per la Vespa, attrezzi, macchina fotografica, pc e drone.

“Tra le mie quindici Vespa ho scelto la GT azzurra, ho messo una sella monoposto e ho scelto di non utilizzare il portapacchi anteriore. Nel precedente viaggio ho rotto troppi ammortizzatori. Caricherò tutto dietro. Tutto per dire, ovvero il minimo indispensabile. La Vespa non è un camper. Poi ha un ottimo motore e consuma poco. Conto di fare una media di 35 chilometri con un litro, come nel viaggio precedente in cui ho attraversato le Americhe».

(Nella foto: passaggio dell’Austria)