La diciassettesima tappa ha portato gli avventurosi rider a Canton a conclusione del loro viaggio. I rider tornano in aereo a Instanbul. Ecco un estratto del diario di “bordo” che il cronista dello sponsor “Riso Scotti” ha pubblicato ogni giorno.

“Il volo verso Canton è stato lunghissimo, condito dal disagio dei vuoti d’aria provocati da un tempo instabile a causa delle trombe d’aria che vedevamo, per fortuna, solo in lontananza. Canton ci accoglie con un clima tropicale, sembra di entrare d’improvviso in una serra visto il tasso d’umidità insopportabile! La città, con i suoi 12 milioni d’abitanti, ci appare subito immensa e brulicante di persone quando, ormai a mezzanotte,  arriviamo in albergo ed elemosiniamo una cena. 

La mattina è dedicata ad un incontro che ci sta molto a cuore con il General Manager Piaggio Cina che ci ha raggiunti per celebrare il successo di un viaggio che rimarrà negli annali delle nostre due Aziende: un’avventura che spesso ha spinto sia noi che le moto a limiti estremi, ma, come si dice,  “l’unione fa la forza”! Gli abbiamo raccontato i momenti più suggestivi della nostra impresa, condividendo il sano orgoglio per “avercela fatta”, noi in sella alle fide Guzzi V7 III Stone.

È stato un onore, poi, avere con noi anche la Deputy Consul General di Canton e il suo staff, nonché la direzione dell’ICE, istituzione attenta a valorizzare la presenza dell’imprenditoria italiana in loco. Il calore con cui ci hanno accolto ha certamente aggiunto ancora valore a questo viaggio, di per se straordinario, nel sottolineare l’importanza di due eccellenze italiane, cibo e motori, che si incontrano in Cina. Non nascondiamolo, per noi è una grande soddisfazione!!

Stasera ci aspetta l’aereo che ci porterà a Istanbul e da lì a Milano, ma prima ci buttiamo nella “sauna” fuori dall’albergo per dirigerci verso il mercato officinale, dove si vendono i rimedi tradizionali della medicina cinese; c’è di tutto, dagli scorpioni vivi alle rane essiccate, passando per zoccoli di cerbiatto e meduse disidratate!

Tutto intorno è un brulicare di vita e mezzi, molti dei quali elettrici, ma meno di quanti ne avevamo visti a Kashgar. Quando è quasi ora d’andare ci sparpagliamo, ricordandoci d’un tratto, praticamente all’unisono, che domani saremo in Italia e che nessuno di noi ha un regalino da portare ad amici e parenti. Così risaliamo sul pullman che ci porterà in aeroporto madidi di sudore, spossati, ma ognuno un ricordo per chi ci aspetta a casa: pashmine, orologi, qualche giocattolo, un ventaglio. 

Siamo in aeroporto, il momento è arrivato, ci aspetta il volo per Istanbul. E il sapore adesso è innegabilmente quello della nostalgia.

I giorni in sella alle Guzzi V7 III Stone, centauri seri con il nostro equipaggiamento Dainese, sembrano già lontanissimi; i telefoni ricominciano a squillare e chi risponde parla già di appuntamenti, pagamenti, commercialisti e impegni vari (orrore!). Che volete farci, i viaggi in fondo sono belli anche per questo. In qualche modo è giusto che finiscano, altrimenti non sarebbero viaggi. La programmazione, l’eccitazione della partenza, l’avventura, la conclusione, la nostalgia e i racconti fanno tutti parte di quel “grande gioco” del muoversi. Cerchi che si chiudono e che solo così trovano la loro perfezione.

Siamo felici. Ci aspettavamo che sarebbe stato così? Le nostre Guzzi V7 III Stone sono state delle compagne di viaggio perfette, docili, dolci quanto basta, ma anche aggressive e capaci di dominare strade molto più ostili rispetto a quelle per cui sono state progettate. Lo stesso dicasi per Dainese, ma in realtà è una conferma. Un sentito, avvolgente grazie se lo stra-meritano, anche per averci fatto sentire una presenza costante e rassicurante per tutti gli oltre 4.000 km percorsi. Arrivederci in Italia!

(Leonardo Lucarelli)