La sedicesima tappa ha portato gli avventurosi rider in Cina.  Vi proponiamo un estratto del diario di “bordo” che il cronista dello sponsor “Riso Scotti” pubblica ogni giorno.

 “Sapevamo che oggi ci aspettava una frontiera particolarmente impegnativa (ma non immaginavamo quanto!), quella con la Cina, quindi abbiamo puntato le sveglie alle 5.30. Che poi sarebbero state le 4.30, visto che rispetto al Tajikistan da cui proveniamo le lancette dell’orologio vanno spostate di un’ora avanti. Beh, una volta riemersi dalle coperte abbiamo scoperto che durante la notte la pioggia si era trasformata in neve, rendendo immacolate le cime montuose attorno a noi, con il Lenin Peack che svetta su tutte. L’alba le tinge di un rosa commovente, mentre i prati ancora in ombra iniziano a prendere vita sotto i passi dei Kyrgyzi, che portano al pascolo le loro mucche e i cavalli.
"Le selle delle moto sono congelate, subito dopo colazione iniziamo a pulirle e poi ci avviamo. La strada verso il confine è un nastro nero annodato nel bianco immacolato della brina e della neve montana, un cambio di prospettiva pazzesco rispetto al rosso delle rocce del Pamir! Nonostante il tempo stringa, soprattutto per il nostro amico Paolo ha un aereo da prendere in Cina,  non riusciamo a trattenerci e ci fermiamo ad ammirare il panorama e a far contenti i fotografi che fremono nel furgone che ci segue. Davvero uno spettacolo unico, il modo migliore che ha trovato il Kyrgyzstan per farci capire che un solo giorno nei suoi confini è decisamente troppo poco, e che si meriterà una visita più accurata. Lo prendiamo come un invito che anche la nostra guida  Beghaim ci fa promettere di onorare, nella speranza, sincera, di tornare.

"La nostra avventura si avvia alla conclusione, ma non è ancora tempo per la nostalgia. Abbiamo 180 km prima di raggiungere Kasghar, la nostra meta cinese. Ma tra noi e l’agognata meta c’è di mezzo… la frontiera, che è ben peggio del mare! Ore e ore a ripetere le stesse cose: passaporti, check in, controllo bagagli. Ogni volta speriamo che sia l’ultima e ogni volta non lo è. I disagi anche oggi non mancano: dobbiamo superare alcuni tratti di svariati chilometri di “no man’s land” che operatori e fotografo dovrebbero farsi a piedi…. dovrebbero, in realtà, colti da pietà torniamo indietro e li carichiamo sulle moto, trascinando i loro bagagli sulle rotelle come improvvisati e traballanti carretti. Per non parlare del camion al quale abbiamo chiesto il favore di portarci i bagagli più pesanti come ruote di scorta delle moto e attrezzature varie che nel bel mezzo di una curva in salita nella “terra di nessuno” perde completamente l’asse delle ruote posteriori!

"E via, iniziamo una spola con le moto per recuperare i bagagli e portarli fino al confine cinese, mentre il povero autista guarda incredulo e sconsolato il suo autotreno monco inchiodato nel nulla. Che poi proprio nulla non è;  il paesaggio è comunque spettacolare, con le rocce modellate dal vento in forme assurde che svettano verso l’alto e le montagne innevate a fare da sfondo in lontananza. 

"Lo “stile” di questa frontiera non si avvicina minimamente alle precedenti: è un enorme cantiere, tutto un brulicare e un lavorio, l’asfalto una tavola da biliardo immacolata, i gesti dei doganieri precisi e meccanici. 

"I controlli molto, ma molto più pignoli di qualsiasi altro subito fino ad ora: abbiamo atteso ore davanti ad una macchina che misura la temperatura corporea con gli infrarossi; altro tempo infinito lo abbiamo passato nell’attesa che un enorme TAC scansionasse le nostre Guzzi  V7III Stone una per una, poi  tutti i nostri bagagli….Dopo una quantità di ore che non riusciamo più a contare finalmente entriamo in territorio Cinese e, sinceramente stremati ci rimettiamo alla guida che viviamo come una specie di premio. 

"Ci godiamo queste ultimi chilometri sapendo che a circa 80 km dalla nostra meta, Kashgar,  purtroppo ci dobbiamo separare dalle nostre compagne di questo ineguagliabile viaggio…dobbiamo proprio farlo. E’ il momento di dare l’addio alle nostre Guzzi V7 III Stone. Sono arrivate tutte a destinazione, lasciando orgogliosamente disoccupati i mezzi di soccorso che si sono avvicendati nei diversi Paesi attraversati. Nell’assecondarci su ogni manto stradale, su ogni impervio percorso, senza mai darci problemi seri di alcun genere, hanno compiuto un’impresa epica, sembrano saperlo bene. Le salutiamo come se ci togliessero qualcosa che ormai era tutt’uno con noi e ci rendiamo conto anche noi che siamo arrivati per davvero: siamo in Cina! 
 (Leonardo Lucarelli – Continua nella prossima puntata)