La dodicesima tappa ha portato gli avventurosi rider nel Pamir. Si legge sul diario di “bordo” che il cronista dello sponsor “Riso Scotti” pubblica ogni giorno: “Se dovessimo scegliere una parola al giorno, quella di oggi sarebbe senza dubbio “avventura”.

Nove ore di guida, praticamente senza sosta, lungo le acque impetuose del Pyanj River, uno dei corsi d’acqua più grandi dell’Asia che disegna il confine tra Tajikistan e Afghanistan.  Ci aspettano 355 km di strada prevalentemente sterrata senza nessuna protezione, spesso esposta alla furia dell’acqua che sembra volerla sbranare in un continuo lavoro di correnti e mulinelli. Se ciò non bastasse, aggiungeteci che questa strada, impropriamente chiamata Highway M341, è l’unico collegamento dell’altopiano del Pamir e quindi percorsa anche da molti camion a rimorchio soprattutto cinesi che ti trovi all’improvviso dietro a curve strettissime. Ad un certo punto nei pressi del Kharaburabad Pass, ha iniziato anche a piovere a dirotto; i rigagnoli che confluiscono nel Pyanj hanno invaso la pista sassosa regalandoci il brivido di dover fare diversi guadi. Per fortuna il nostro abbigliamento tecnico Dainese,  oltre a proteggerci in sicurezza, ci ripara dall’umidità della pioggia battente e dagli schizzi del fango della strada.

La valle del Bartang ci offre una sfilata infinita di panorami superlativi: villaggi di un verde acceso che fanno da contrappunto alle pareti scoscese della vallata che ci circonda. Lungo la strada incontriamo dei bambini che, simpaticamente, ci  corrono incontro per darci un cinque. In  più punti le rocce rosse si aprono per regalarci meravigliosi scorci delle vette innevate dell’Hiundukush (Uccisore degli Indù) che segna il confine fra l’Afghanistan e il Pakistan.

L’Afghanistan è lì, in alcuni punti a non più di 30-40 mt da noi, la tentazione di provare ad attraversare uno dei rari ponti è forte, ma purtroppo siamo in periodo di fine Ramadan, momento sacro per eccellenza e ci viene spiegato che non è proprio possibile. Peccato, ci sarebbe piaciuto portare il nostro piccolo messaggio simbolico di pace e di unione fra i popoli, senza conflitti e senza frontiere. Ma le barriere ci sono, e a noi non rimane che rispettarle.

Il paesaggio è aspro e primordiale, siamo in uno dei posti più selvaggi e spettacolari di tutto il Pamir occidentale. Soltanto la fertile pianura alluvionale offre dei tratti di verde, punteggiato dal viola dei fiori, che spicca sul rosso rugginoso delle montagne.

Ci fermiamo per pranzo in un villaggio poggiato proprio sul fiume burrascoso in un ristorantino buio, ma accogliente. La proprietaria è gentile e disponibile e Gianluca si lancia nella preparazione di una straordinaria  frittatona con cipolla, inaspettata e molto divertente. 

Viaggi così sanno stravolgere i ruoli e mettere tutti sullo stesso, fondamentale  piano dell’amicizia e della collaborazione. In ogni caso la frittata è buonissima, o forse siamo noi ad essere affamatissimi! Ovviamente il pranzo si chiude con l’immancabile anguria. Qualcuno inizia a dare segni di cedimento: provate a leggere in qualsiasi guida, troverete scritto che alcuni motociclisti riescono a superare la vallata in pochi giorni; noi lo facciamo dalla mattina alla sera!

Perdonaci l’eccesso di ego, ma guidare qui ci fa sentire tutti un po’ grati e un po’ eroi. Nessuno vuole cedere alla “umiliazione” della moto caricata sul carrello del van che ci scorta e procediamo uniti sulla nostra strada da sogno. Le nostre moto Guzzi V7III Stone se la cavano egregiamente, nonostante le strade estremamente dissestate, cosparse di buche e il terreno reso viscido dall’acqua.

Incredibilmente arriviamo a Khorg in perfetto orario e, nonostante l’altitudine oltrepassi i 2000 mt , la temperatura è di 20°, davvero perfetta.  A differenza di Dushambe, qui quasi tutti sembrano parlare bene l’inglese; ci sistemiamo in albergo e iniziamo a far la conoscenza dei locali, nel clima di leggera eccitazione che precede la grande festa di chiusura del Ramadan del 26 giugno.

 (Leonardo Lucarelli – Continua nella prossima puntata)