Poco più d’un centinaio di chilometri, il braccio di mare che separa l’Italia dal corpo dei Balcani, al di là dell’Adriatico, regno storico della Serenissima. Ed ecco la Costa Dalmata cara all’imperatore Diocleziano, oggi Croazia, ex Iugoslavia del maresciallo Tito che la Storia recente ha fatto spezzatino. Anzi, goulash. Con bombe e genocidi perpetrati fino a metà degli anni ’90. Rifiorendo però al turismo come non mai. Un salto breve che è anche un tuffo in una dimensione altra, fatta di spazi sorprendentemente selvaggi e coste libere, semplicità e relax, contrasti feroci e tolleranza. E si consuma in una breve notte di traghetto a forza minima, con nove motociclette nella stiva per un gruppo eterogeneo, ma affiatatissimo, dal piano di viaggio di tutto riposo.

IL TOUR OPERATOR MOTOEXPLORA, che ripete più volte l’anno il programma (www.motoexplora.com), ci ha voluti coinvolgere in quest’esperienza adatta a qualunque motociclista, dove ciò che conta è alla fine ciò che resta dentro. Davvero tanto. L’imbarco è ad Ancona e la mattina presto si è tutti freschi e a motore acceso nel porto di Spalato. La nazionale costiera croata richiede un trasferimento di puro piacere lungo lo stupendo panorama della Dalmazia, il suo arcipelago tutto stracciato in mare, tra orizzonte e scoglio, il traffico sereno fuori stagione, la strada ottima. Si guida bene fino a parcheggiare in un viavai di tantissime due ruote proprio sotto le mura storiche di Dubrovnik, formalmente Ragusa, “Perla dell’Adriatico” e Patrimonio Unesco dell’Umanità.

SUPERATA A VISIERA APERTA LA FRONTIERA MONTENEGRINA (più carta d’identità e carta verde tra i denti), la litoranea prosegue lambendo il super paesaggio delle bocche del Cattaro. Vasto e profondo fiordo, unico nel Mediterraneo, dal sapore molto scandinavo. Kotor (Cattaro), con la sua imponente cinta muraria e di fronte il molo dove attraccano le navi da crociera, sa tanto di Venezia in sedicesimo. Ma al posto della Laguna, un roccione a strapiombo che in 24 ore fa le 4 stagioni. Lo affrontiamo con l’antiacqua nel bauletto, dopo apposita seduta di stretching, arrampicando con le moto la serie strettissima di tornanti liberi sullo strapiombo del fiordo, in direzione apicale Parco del Lov?en. Fantastico.

IL LAGO DI SCUTARI, ai confini con l’Albania, è un altro enclave acquatico dove la carreggiata sembra percorrere, più che la storia o il semplice paesaggio, direttamente le ere geologiche del Pianeta. Rijeka Crnojevi?a è il punto chiave, tra le curve, dove effettuare lo switch moto-barca per un’esperienza turistica dal sapore alquanto preistorico, tra ninfee galleggianti e rocce quaternarie. Grandi anse pigre forano poi i monti, mentre si risale la Valle del fiume Tara diretti verso l’area interna del Parco Nazionale Durmitor (2.500 mt). Qui, tra le nuvole, poggia il pesante massiccio omonimo che fa da torre di sentinella naturale tra Montenegro e confine con la Bosnia Erzegovina. La via del passo in quota, l’affascinante P14, rappresenta una sorta di sirena d’asfalto per i motociclisti di mezza Europa. Peccato sia spesso sbarrata dalla neve.

MOTOEXPLORA PREDILIGE LE STRADE SECONDARIE, fuori dai flussi di maggior traffico, ma c’è da dire che Montenegro e Bosnia fanno a gara per offrire ovunque quei percorsi che i motociclisti amano. Un pacchetto di strade ben tenute dall’imprinting gradevolmente “adventure”. Si ripiega dunque in buon ordine e in fila indiana verso Podgorica, già Titograd. Lungo la via secondaria da Nikši?, in un eccezionale paesaggio dal sapore carsico, s’incontra abbarbicato alla roccia il monastero ortodosso di Ostrog. Vi riposano le spoglie di San Basilio, personaggio gradito a tutti: ortodossi, cattolici e musulmani. Ed è il giusto preludio alla “coda” riflessiva del viaggio, in una regione che mescola disinvoltamente campanili e minareti. La tolleranza. Bonus che viaggiando in moto dovrebbe venire quasi spontaneo.

INIZIA LA PARTE BOSNIACA. Attraversando Mostar, già ai semafori s’osservano ovunque i ruderi della guerra recente; il ponte medievale ricostruito è assediato da negozietti di souvenir con pallottole per memorabilia ed ogni giardinetto pubblico è stato trasformato in un cimitero, con le lapidi al posto delle panchine. La strada per Sarajevo passa invece in una gola tra i monti di struggente bellezza, mentre in città pulsa la vita inter-etnica al ritmo di un turismo poliglotta. Però a fianco della Cattedrale, segnata sul sagrato dalle granate, una cooperativa di giovani ha aperto “Gallery 11/7/95”, doloroso museo sull’eccidio etnico di Srebrenica e sull’assedio di non troppi anni fa.

SI TORNA AL MARE. Ancora un altipiano, vasto, dal sapore di farwest, ancora un lago che somiglia ad un fiordo, ancora ricci sfortunati, investiti dalle auto, a punteggiare l’asfalto, segno di una natura che incombe col suo messaggio disperato. Strade comunque sempre belle, da guidare e da godere. Speriamo che duri. Per i motociclisti e per la pace nel mondo. Poi è di nuovo Costa Dalmata, traghetto, Italia.