Viaggiare in moto è un’esperienza unica, difficile da comprendere fino in fondo finché non la si prova: un modo di vivere lo spostamento alla ricerca della sua poetica più intima; ma anche un concentrato di fatica e soddisfazione che difficilmente, poi, si può dimenticare. Mentre tutt’attorno, colori, odori e sfumature rivelano particolari altrimenti impercettibili.

PAGINE DI DIARIO - Vent’anni appena. Ricordo bene la mattina in cui ci lasciammo alle spalle la città assopita in un’ alba di fine luglio. La moto carica come un mulo borbottava docile ad andatura molle. Davanti avevamo solo strada, mentre dentro ci agitava la voglia che quella strada non finisse mai.

SCRIVENDO TORNANO ALLA MENTE IMMAGINI QUASI FOSSERO FLASH. Come il traghetto sgangherato con cui navigammo da Brindisi a Patrasso. Un ammasso di ferraglia pronto per la rottamazione e un equipaggio "bulgaro" che non lasciava presagire nulla di buono. Mentre legavo la moto con corde e strofinacci nella pancia della nave, per un istante pensai a un addio. E invece fu una splendida notte, sul ponte, nei sacchi a pelo, sotto le stelle; si rideva, si sognavano strade, orizzonti… eravamo euforici.

IL PRIMO CONTATTO CON LA GRECIA fu l’isola di Zacinto “che si specchia nell’onde del greco mar”; proprio come seppe mostrarci in un tardo pomeriggio sulla strada costiera: vento in faccia e chilometri di strada immersi in un tramonto denso come una spremuta d'arancia.

MA QUELLA DI ZACINTO FU UNA PARENTESI APPENA, ad attenderci c’erano il viaggio e la Grecia vera. Il Peloponneso, col suo entroterra intriso del profumo pungente della pastorizia, il viola della vegetazione, la macchia, il verde sbiadito, olivi, pietraie, luoghi ameni e il senso del mito. Ma anche la paura di rimanere sempre col serbatoio vuoto: villaggi isolati, popolati di vecchi, pecore e capre dai volti antichi, tutti insieme a bere Ouzo (ma anche l’immancabile ice-coffee) sotto l’immenso platano al centro di ogni piazza. E ogni volta che la moto attraversava uno di questi piccoli centri, la scena era sempre la stessa: un continuo sbocciare di sorrisi e curiosità.

POI LE TAVERNE E I RISTORANTINI SULLA COSTA. Perché se non assaggi, in Grecia, o in qualunque altro luogo del mondo, che ci sei stato a fare? Moussaka, suvlaki, dolmades, tzatziki, ghiouvetsi, soutzoukaki, vino resinato, e polpi alla brace essiccati sulle corde come panni stesi al sole; e il proprietario di una locanda, nel fiordo di Limàni Géraka, che pesca il pesce con la canna direttamente tra i tavoli del locale, sparsi sulla banchina, in un mare ricco come un vivaio.

RICORDO I LUNGHI TRASFERIMENTI IN SELLA sulle strade costiere e il timore nelle pieghe troppo disinvolte; perché in Grecia il bitume può essere viscido e traditore e la caduta è sempre dietro l'angolo. Ricordo riflessi di luce ovunque e sulle case imbiancate a calce; il blu delle porte, delle persiane e del mare; le mille calette raggiunte con la moto, gomme stradali, lungo sentieri di sassi e polvee, e lo stupore verde smeraldo alla fine di ogni sterrato.

E POI, ANCORA, LA MAGIA DI MONEMVASSIA, seducente, color ocra, fatta di pietra, folla, gente, terrazze e prelibato nettare di Malvasìa, ma anche di quiete, alla sera, e di angoli privati e suggestivi. Ricordo l’istmo di Corinto, la profonda ferita nella roccia, il vento, la moto che sbanda, il vuoto e le vertigini; la striscia di mare, giù in fondo, e la lunga fila di naviganti in attesa di passare da un mare all’altro.

MA SOPRA OGNI COSA, RICORDO KARDAMILI e la regione del Mani. Terra dura, profonda, assolata, aspra, eppure armoniosa, contemplativa, carezzevole e colta. Perfetta da attraversare in moto, per le strade dai panorami mozzafiato che si inerpicano sulle alture per poi ridiscendere vorticose a mare; per poi ritemprarsi, a fine giornata, bevendo ouzo all’ombra di platani e glicini rampicanti. Un luogo speciale, intimo e selvaggio, in cui prima o poi trasferirsi senza dirlo a nessuno. Un posto in cui, se non fosse per i gabbiani, sarebbe difficile distinguere il cielo dal mare; e qui, in sella ad una moto, ci si sente proprio così... come gabbiani.

EPPURE, LA COSA CHE NON POTRÒ MAI DIMENTICARE del mio primo viaggio in moto sono gli occhi pieni, la libertà e un volo radente senza fine… una strada lunga quattromilacinquecentochilometri di incredibile stupore.