Un paese a pochi chilometri dal confine con la Toscana, che sorge su dolci rilievi ricoperti di olivi all’interno di un territorio di grande interesse archeologico e naturalistico, e un antico borgo della provincia di Rieti che, a due passi dal Lago del Turano, mantiene intatto il suo aspetto di “castrum” medievale. Sono le laziali Canino e Paganico Sabino le località protagoniste del fine settimana fuori porta, tra asparagi in tutte le salse, zuppe di legumi e cereali, bruschette e salsicce.

Ad aprire le danze sarà, giovedì 27 aprile, la “Sagra dell’asparago verde” di Canino, grazioso paese in provincia di Viterbo che fino al 30 aprirà le sue porte per celebrare un prodotto tipico della tradizione che in questo tratto dell’Alto Lazio è noto come il “mangiatutto”: nessuna delle sue parti viene infatti scartata e ognuna, sapientemente abbinata, può regalare ai piatti un sapore unico. Nella Tuscia Viterbese “l’ortaggio del Re” matura già nel mese di gennaio, in grande quantità e di ottima qualità. Per quattro giorni, dal primo al dolce, l’asparago sarà davvero dappertutto, sempre in compagnia dell’olio extravergine d'oliva che ha reso noto Canino in tutta Italia; non sarà facile resistere al richiamo delle lasagne con asparagi e salsiccia, del rollè farcito e degli asparagi al forno, oppure del particolare semifreddo all’asparago che sarà proposto in degustazione il 27 aprile, e ancora della frittata più grande del mondo, che il 30 aprile sarà preparata in piazza con 1.500 uova e oltre un quintale di asparagi. Intorno al Re della primavera prenderanno vita quattro giorni di festa caratterizzati da un ricco programma che prevede, oltre ai momenti gastronomici, anche spettacoli, mostre, competizioni e intrattenimenti per bambini.

Dal Viterbese alla provincia di Rieti, Paganico Sabino tornerà a celebrare un rito arcaico e affascinante che resiste fiero al trascorrere del tempo. E’ il “Calendimaggio”, una festa tipica della tradizione contadina che è ancora fortemente radicata nel borgo della Valle del Turano; l’appuntamento è fissato per lunedì 1° maggio insieme alla “Sagra dei Vertuti”, una zuppa di legumi e cereali tipica della stagione primaverile. E in effetti è proprio il ritorno alla vita dopo il rigido inverno a rappresentare l’allegoria del “Kalènnemàju”: alle 11.30, rigorosamente digiuni, gli abitanti del posto immergeranno tre ghiere di noci in un bicchiere colmo di vino pronunciando “San Félìppu e Jàku, faccio a Kalènnemàju, se mòro affonno, se nò ritorno”; se le noci resteranno a galla, quella in arrivo sarà un’ottima stagione per il raccolto! La festa si sposterà poi a tavola con la 27esima edizione della “Sagra dei Vertuti”, una zuppa di legumi e cereali (fagioli, ceci, fave, grano, granturco) aromatizzata con foglioline di timo selvatico e condita con l’olio d’oliva della Sabina, da gustare insieme a maccheroni al pomodoro, salsicce, bruschette e a un buon bicchiere di vino nel centro diurno con posti coperti da capienti tensostrutture. Tra una portata e l’altra, sarà possibile ammirare la mostra “Sulla via della canapa”, visitare le esposizioni permanenti “Attrezzi della civiltà contadina” e “Arredi sacri”, assistere agli spettacoli musicali dal vivo e curiosare fra gli stand dei prodotti tipici che riempiranno il centro storico.

A cura di www.fuoriporta.org