Un sedicenne attaccato alla valigia di papà e un fresco pilota di enduro trascinato da un amico sui granelli di sabbia in Tunisia alla corte di Ciro De Petri, uno con il naso lungo...   Sole, caldo, deserto, dune e tanta tanta sabbia per una settimana. Il Tunisia Desert Cup è organizzato da un personaggio che di chilometri nel deserto ne ha macinati tanti come pilota ufficiale quando la Dakar si correva in Africa, Ciro De Petri, che da alcuni anni organizza questo evento. Lo scopo è quello di divertirsi e di imparare qualche segreto per oltrepassare le famigerate dune, perché girare in questi posti è molto divertente ma se non si è attenti e concentrati il deserto non perdona. Rispetto verso le dune e il deserto, ecco la prima regola. La seconda invece è quella di guidare con l’avantreno della moto leggero per tenerlo fuori dalla sabbia, mentre la terza è quella di seguire delle linee ideali lungo le dune. Anis, la guida tunisina, medico e soprattutto nove volte campione tunisino di enduro, è stato un insegnante DOC per tutti i piloti, che per quanto riguarda la navigazione invece hanno avuto un altro insegnante d’eccezione,  Giacomo Vismara, un veterano delle Dakar con ben venticinque edizioni disputate. Navigazione col GPS, ogni pilota aveva in dotazione questo strumento con le rotte da seguire. Al Tunisia Desert Cup si dorme in strutture eleganti e si mangia in bivacchi nella natura selvaggia, e si è a stretto contatto con personaggi come Alex Caffi (già pilota di Formula3), Giacomo Vismara, Claudio Terruzzi che era in squadra con Ciro De Petri, alla guida del suo Cagivone degli anni d’oro della Parigi-Dakar, Arnaldo Farioli (il pilota di enduro che avviò l’importazione delle KTM in Italia), Piero Polini, della nota Polini Motori, marca di elaborazioni e minimoto da gara, e un tale Giacomo Agostini, che per qualche giorno ha raggiunto la “carovana” del Tunisia Touring Cup con una MV Agusta Brutale 675. Da una parte Ciro, che è tornato a guidare la Cagiva delle sue Dakar «che devi sempre portare al limite con quel motore così aggressivo. Negli anni delle gare in Africa la portavo per tutta la giornata, ora invece dopo pochi chilometri non riesco più a guidarla». Dall’altra, tra i partecipanti, alcuni debuttanti della guida sulle dune. Uno è rientrato in Italia dopo solo una giornata per una brutta caduta tra le dune, appunto. Gli altri due si sono divertiti come bambini e uno non lo è più in fondo da poco. Michele, da Caserta, dopo la dura e impegnativa tappa inaugurale voleva tornare a casa, ma dal secondo giorno in poi non voleva più scendere dalla moto: «Un’esperienza inaspettata, al di fuori di ogni previsione, frutto di una passione nata da pochi anni per l’enduro e confermata più che mai da questo viaggio nel deserto. In un paesaggio mozzafiato, difficile da immaginare fino a quando non lo vivi, mi sono scontrato con la mia forza fisica e di volontà, con la paura di restare “impantanato” tra le dune ma soprattutto con la gioia nel riuscire a superare gli ostacoli». E poi c’era Luca, sedici anni, che dall’età di quattro corre in moto. «Mi sono aggrappato alla valigia di mio padre perché mi portasse. Per mesi l’ho stressato e tutti i giorni ripetevo che volevo venire qui con lui. Durante il viaggio mi sono fatto un mare di domande e mi chiedevo come poteva essere la sabbia, la sua consistenza, sicuramente diversa da quella delle piste di Cremona o Mantova dove corro con la mia Honda nel campionato regionale lombardo di cross. Il primo giorno l’emozione era alle stelle ma l’ho presa con calma, ho studiato le dune e i piloti più forti di me. Ma dal secondo giorno in poi ho dato più confidenza alla sabbia tunisina. Un’esperienza unica». 13049tyc 13049tpb