La più grande novità che ha interessato i due modelli Aprilia è riportata dalla dicitura sul serbatoio: “900”. Si, il bicilindrico (identico fra le due moto ad eccezione di particolari secondari) è stato aumentato di cubatura. Obbiettivo? Più coppia, più fluidità di erogazione, più divertimento, nonostante le “strozzature” imposte dalla normativa Euro4. Ad esclusione di questo aumento di cilindrata, le due proposte Aprilia non sono state stravolte rispetto al passato. 

MAXIMOTARD TRANQUILLA - La Dorsoduro era ed è rimasta una maximotard non estrema, più che gratificante nelle strade ricche di curve grazie ad un equilibrio quasi perfetto fra motore e ciclistica. Il bicilindrico da 95 cavalli (limite imposto dalla volontà di offrire la possibilità di depotenziare la moto, per i possessori di patente A2) ha tanta coppia ai bassi, una schiena ricca e allunga in modo consistente. La ciclistica, che si fregia di componenti inediti (come la forcella Kayaba da 41 mm, regolabile), è concepita per rendere divertente ogni tipo di strada. La taratura di serie è piuttosto rigida, così come lo è la sella, ma le sospensioni dialogano fruttuosamente con l'asfalto e il feeling è elevato, anche quando si viaggia di buon passo. A semplificare ancor più i giochi pensa un impianto frenante molto pronto (con ABS, off course), il controllo di trazione regolabile su 3 livelli ed escludibile e i pneumatici Dunlop SportMax Qualifier che si scaldano presto e fanno egregiamente il loro mestiere. C'è poi una completa strumentazione con display TFT da 4,3 pollici, predisposta per la connessione con lo smartphone (optional), e comandi modulabili e precisi. 
Facciamola breve... cosa manca alla nuova Dorsoduro 900? Un po' di modernità. Gli scarichi sono nuovi, le grafiche riviste e la forcella inedita ma la moto è rimasta fedele al modello originario, datato 2008. Sotto questo aspetto, sicuramente, si poteva fare qualcosa di più. 

PIACERE DI GUIDA - Un discorso molto simile vale per la nuova Shiver. Guardatela, è cambiata poco. Almeno all'apparenza. Le novità introdotte con la Dorsoduro (strumentazione, elettronica, ciclistica e motore) sono presenti anche su questo modello ma distinguerla dalla prima versione, del 2007, non è così immediato. La Casa di Noale ci ha però abituato a tener conto di un parametro che trascende anche l'estetica.. parliamo del piacere di guida. Su questa moto è altissimo. Eccellente la posizione in sella, inserita ma non costrittiva, ottimo il feeling con la meccanica e la ciclistica. Le geometrie sono ovviamente differenti rispetto a quelle della Dorsoduro e qui troviamo un avantreno più leggero, reattivo ma stabilissimo, e un monoammortizzatore meno frenato. La guida è quindi meno impegnativa e faticosa ma, sopratutto, ancor più gratificante. Nel misto la Shiver danza con eleganza e richiede minimi sforzi per essere indirizzata e quando si decide di tirarle il collo, le reazioni sono sempre comprensibili, giuste. 

Parliamo di prezzi? Ecco uno dei punti di forza delle due “sorelle” di Noale. La Dorsoduro costa 9.490 Euro, la Shiver 8.340: si tratta di cifre molto competitive, in linea con la concorrenza e con l'innegabile qualità dei prodotti. Se non ci credete, provatele. E', come sempre, il migliore consiglio che possiamo darvi.