PHILLIP ISLAND - Da oltre 30 anni il brand GSX-R è sinonimo di sportività, di prestazioni estreme e di tecnologia. La storia del motociclismo ci ricorda che già nel lontano 1985, Suzuki, con la GSX-R 750 prima e con la GSX-R 1100 poi, ha accumulato know how nel segmento delle moto ad alte prestazioni. Nel 2001 questa esperienza è stata tradotta in una Superbike, la GSX-R 1000, che è subito diventata il riferimento prestazionale ed è rimasta a lungo un obiettivo per la concorrenza. In quegli anni la Casa di Hamamatsu sfornava una supersportiva migliore dell’altra e probabilmente all’apice della piramide c’è stata quella del 2005, dopo la quale è iniziato il declino, lento ma inesorabile. 

ANNI SENZA EVOLUZIONE - Suzuki, infatti, per molti anni, a causa della crisi economica, ha ridotto gli investimenti nel segmento delle moto supersportive (deviandoli sui prodotti di piccola e media cilindrata destinati ai mercati emergenti), a differenza della concorrenza, soprattutto quella europea, che invece ha sfornato delle race replica eccezionali. La GSX-R 1000, invece, è rimasta al palo, insieme alla Honda CBR1000RR Fireblade, le uniche due Superbike fino a oggi prive di tutti quegli aiuti elettronici che permettono a molti di sfruttare i quasi 200 CV delle supersportive moderne.

ARABA FENICE - Il 2017, però, sarà ricordato come l’anno della rinascita della GSX-R 1000, che si è presentata in campo con una “R” in più, mettendo in mostra una forma smagliante. La GSX-R 1000 R non solo è la migliore supersportiva Suzuki di sempre ma ha le potenzialità per aspirare a riconquistare il trono della sua categoria. La GSX-R 1000 R, proprio come era avvenuto nel 2001, è riuscita a stupire. Suzuki non vuole più inseguire la concorrenza; vuole superarla. Un progetto ambizioso ma, dati alla mano, non impossibile.

GSX-R 1000 R: LA FILOSOFIA E I SEGRETI DELLA NUOVA SUPERSPORTIVA SUZUKI

IL MOTORE? UN CAPOLAVORO - La GSX-R 1000 R ha numerose frecce nel suo arco ma ce n’è una che ha la punta più appuntita delle altre: il motore. In Suzuki vanno molto fieri del loro inedito quattro cilindri in linea, nel quale sono riusciti a industrializzare la fasatura variabile usata da circa dieci anni in MotoGP. Difficile affermare se sia questo il segreto del suo successo ma sta di fatto che il propulsore di Hamamatsu è... sesso di alta qualità! Al minimo, il motore della GSX-R 1000 R gira regolare e ad ogni colpo di gas sale di giri con un’aggressività impressionante. Sembra cattivo ma non lo è. In movimento i 202 CV fanno capire di esserci ma non mettono in difficoltà, perché l’erogazione è meravigliosamente progressiva ma allo stesso tempo eccitante. Ai medi regimi questo quadricilindrico è corposo, muscoloso; ha talmente tanta coppia che si può guidare anche con una marcia in più del normale. Basta dare gas e lui inizia a correre veloce.

GIAPPONE VS EUROPA: LA GUERRA PRESTAZIONALE È RICOMINCIATA

UNO SPETTACOLO SENZA FINE - A differenza del passato, agli alti regimi non c’è un “muro” che impone il cambio marcia ma un allungo pazzesco, accompagnato da un sound cristallino, tipicamente Suzuki. Uno spettacolo, che permette di giocare col comando dell’acceleratore e con una cavalleria imbarazzante. Inoltre, grazie a un’elettronica davvero a punto, la GSX-R 1000 R mangia l’asfalto senza impennarsi troppo e per questo non è neppure troppo stancante. Dopo essere partiti, non bisogna neanche usare la frizione, perché c’è il quickshifter con funzione downshifter. Gli innesti sono meno ruvidi rispetto al passato, anche se restano un po’ secchi. Tradotto, quando la marcia entra… entra, sempre e molto rapidamente ma innescando una rumorosità meccanica più elevata rispetto alla media. Poco male, perché a livello di funzionalità il nuovo cambio ha pochi rivali.

NATA BENE, CRESCIUTA MEGLIO - La GSX-R 1000 R è un progetto nato bene e collaudato con altrettanta competenza e scrupolosità. La ciclistica ha un invidiabile equilibrio, segno che nulla è stato lasciato al caso. Per spiegare questo concetto va segnalato che nella seconda parte del test, al posto delle gomme di serie (le Bridgestone Battlax RS10) abbiamo utilizzato le Bridgestone Battlax R10 in mescola racing, con le quali la moto ha perso parte del suo straordinario equilibrio. Niente di preoccupante; è bastato cambiare le tarature delle sospensioni per ritrovare il feeling, però questo spiega che la configurazione base della moto è quanto di meglio si possa desiderare ed è stata oggetto di attente prove e valutazioni. La GSX-R 1000 R è molto stabile e, grazie anche all’azzecata posizione di guida e alla buona protezione aerodinamica, nei tratti veloci trasmette tanta sicurezza. Il fatto davvero incredibile è che questa moto è anche agile senza diventare “nervosa” e consente di avvicinarsi velocemente al limite. 

DISATTIVARE L’ABS… CON UN TRUCCO - Ovviamente l'ABS è di serie e non si può disinserire tramite una procedura “ufficiale”. C’è da dire che il sistema interviene solo nelle frenate più impegnative, mettendo in mostra una taratura adatta all’uso in circuito. Gli staccatori, però, avvertiranno qualche leggera “pulsazione” della leva freno anteriore e vorranno fare a meno dell’ABS, che si può disattivare scollegando un fusibile posizionato sotto la sella. Ovviamente non è un’operazione che Suzuki consiglia, però così facendo è possibile sfruttare fino in fondo le ottime doti dell’impianto frenante, potente ma anche molto progressivo.

POCHI DIFETTI - Le supersportive dell’ultima generazione sono tutte molto potenti e veloci. Solo alcune, però, sono facili da gestire e soprattutto emozionanti. La GSX-R 1000 R è una di queste. Dal punto di vista dinamico, in questo primo test non abbiamo riscontrato particolari difetti, che vanno ancora ricercati nello stile, senza dubbio migliore rispetto al passato ma ancora non in grado di fare battere forte il cuore, e nelle finiture (qualità delle fusioni, saldature, eccetera), di qualità elevata ma non al livello della migliore concorrenza. C’è anche da dire che la GSX-R 1000 R, costa 18.990 euro franco concessionario, che, considerando l’equipaggiamento di serie e le prestazioni è un ottimo prezzo. In fondo a questa Suzuki mancano solo le sospensioni semi attive, delle quali, onestamente, non abbiamo sentito la mancanza...