Sono due moto “diverse” dedicate a chi vuole distinguersi dalla massa. Tra di loro si differenziano per le forme e il look: molto ricercato e decisamente innovativo quello della austro-svedese, molto più classico e tondeggiante quello della giapponese. Una cosa però le accomuna fortemente: quella genuinità e quel gusto di guida che non è sempre scontato su moto di questo genere. 

NUOVE FORME ESSENZIALI - La Husky nasce da un progetto totalmente nuovo, che basato sulle strutture della KTM Duke 690, va alla ricerca di nuove forme e dell’essenzialità di guida del suo corposo monocilindrico. Essenziale, ma non certo economica, visto che supera l’avversaria di quasi 3.000 euro! Ne risulta qualcosa di totalmente nuovo di gusto molto new age, che non stonerebbe affatto in un museo d’arte moderna.

CAFE RACER OTTIMIZZATA - La Suzuki rassetta quel che ha in casa e con poche ma ben fatte modifiche crea una cafè racer che appaga l’occhio e quasi potrebbe venir scambiata per una special fatta in casa. La base è quella della solida, facile e piacevolissima SV col suo generoso bicilindrico ad L di 645 cm3. Una menzione va fatta al doppio terminale di scarico, molto ben riuscito e con un suono marcato e tarato al punto giusto. Per l’esosa Vitpilen servono 10.350 €, per la più abbordabile X-ter se ne devono spendere 7.390 (prezzi f.c.)

CLASSICO CON BRIO - Se vesti classico e hai un carattere sereno, allora la X-ter potrebbe fare al caso tuo, con un motore in grado di seguire fedelmente ogni tua variazione d’umore e due semi manubri capaci di tenerti a stretto contatto con l’asfalto, quasi fino a toccarlo col gomito ad ogni curva. Il peso è contenuto e le misure sono ridotte, quindi anche se sei alle prime armi lei ti asseconderà sempre, a patto di abituarsi al suo ridotto angolo di sterzata nelle manovre a bassa velocità. Il minor prezzo è giustificato da sospensioni più economiche, che mostrano il limite quando costrette a ritmi di guida elevati e da un freno anteriore con poco mordente. Tutto sommato però la X-ter svolge benissimo il compito per cui è pensata e non disdegna anche la guida sportiva purché rotonda.

CARATTERE SPORTIVO - Se invece ami le emozioni forti e non sei proprio un “primino”, allora la Vitpilen 701 ti potrebbe dare delle soddisfazioni. Un monocilindrico di 700 cm3 per quanto dolce sia è sempre poco trattabile ai bassi regimi, ma quando supera i 6.000 giri diventa solo spinta e adrenalina. La Vitpilen è più impegnativa, ma comunque gestibile in ambito urbano, anche lei forte del poco peso, ma con una sella decisamente più alta dell’avversaria. Il meglio di se lo da però tra la curve, dove più la spingi e meglio ti risponde. È meno maneggevole di quel che farebbe intendere, ma garantisce comunque ingressi in curva fulminei. Peccato per quel terminale di scarico, che per quanto bello, risulta decisamente afono.
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