Pare che H-D Europa abbia dovuto fare molte pressioni sulla Casa madre perché facesse nascere la XR1200, tributo che da tempo la Casa di Milwaukee avrebbe dovuto rendere alla leggendaria flat-tracker XR750 che, nata nel 1972, continua ancora oggi a collezionare titoli. Meglio tardi che mai, anche se alla fin fine la XR1200 altro non era che una Sportster modificata per assomigliare alla XR, con un motore dotato di una ventina di cavalli in più rispetto all’XL1200 da cui deriva. I suoi 250 kg, per lo più dovuti al telaio standard, avevano il loro impatto sulle prestazioni, e l’assenza sul propulsore ad iniezione (con aspirazione attraverso air-box) dei caratteristici carburatori e relativi filtri aria sporgenti dal lato destro ne diminuiva nettamente l’evocatività. Gli scarichi sovrapposti poi sono sul lato sbagliato… insomma, la fedeltà all’originale è paragonabile a quella di una Yamaha R1 con albero Crossplane rispetto alla M1 MotoGP di Jorge Lorenzo, divertente da guidare, ma non esattamente la stessa cosa… Qui entra in scena Mert Lawwill: se vi state chiedendo chi è, vi basta guardare “On Any Sunday”, il miglior film a tema motociclistico di tutti i tempi, o consultare l’albo d’oro dell’AMA Grand National, dove il nome di Lawwill, oggi tranquillo signore di 68 anni, vinse il titolo nel 1969. In una carriera professionistica lunga 15 anni Mert ha disputato 161 gare vincendone 15 in tutte le discipline previste (TT Steeplechase, miglio, quarto di miglio, mezzo miglio) tranne che nella velocità dove il suo miglior risultato ammonta ad un secondo posto nella 200 Miglia di Daytona del 1965. Lawwill divenne poi uno dei più quotati tecnici statunitensi per i telai da gara prima di dedicarsi al settore in vertiginosa crescita delle mountain bike, per cui ha sviluppato una sospensione posteriore che ha letteralmente sconvolto il settore. I prodotti per bicicletta di Lawwill sono diventati ambitissimi da tutti i top rider, e le sue bici hanno vinto diversi titoli nazionali e mondiali. Non contento, Mert si è dedicato allo sviluppo di una protesi che si avvita al manubrio di qualunque mezzo a due ruote – con o senza motore – per permettere a chi ha subito amputazioni di ritornare in sella, dotata poi di ammortizzatore per la mano protesica che consente al pilota di assorbire meglio gli impatti violenti. Prossimo passo: una protesi per il gomito. Infine, Lawwill si è dedicato alla creazione di una moto stradale, non solo per sé, ma una moto che i clienti potessero comprare. «La gente mi ha chiesto per quasi 10 anni di costruire questa Street Tracker, una moto che sembri davvero una dirt-tracker da gara ma regolarmente targabile e guidabile anche in città – spiega Mert. – Per molto tempo non ho creduto che ci fosse un mercato sufficientemente ampio per giustificare un mezzo del genere, fino a quando nel 2005 ho iniziato a pensare “ehi, è il momento giusto, c’è una finestra aperta”. Ho iniziato a sviluppare la Lawwill Harley Street Tracker, di cui da allora ho realizzato 17 esemplari partendo dalla base di XL1200 Sportster nuove. Il prezzo era partito da 29.900 dollari, per salire poi a 34.000 a causa dell’intensa manodopera necessaria. Poi però Harley ha adottato l’iniezione sulla Sportster a partire dal 2007, per cui oggi i clienti mi devono fornire una Sportster pre-2007 come base di partenza su cui io realizzo una Street Tracker per 26.500$. I pezzi originali restano a loro, possono venderli su eBay!» Se mai è esistita una moto stradale nuda senza vergogna e dotata di una grande presenza scenica si tratta di questa: la primissima replica fedele di una flat-tracker XR750 dotata di targa, fanali e numero di telaio registrato alla motorizzazione. Non stiamo parlando di una ex moto da gara a cui qualcuno ha montato in qualche modo fari e clacson per andarci in giro sperando che la polizia non se ne accorga, né di una special con una vaga somiglianza estetica con le Harley-Davidson che hanno mietuto e continuano a mietere successi sugli ovali statunitensi. Questa è una vera replica nell’anima. fermo La creazione di una Street Tracker parte dallo smontaggio dal telaio di un propulsore Harley XL1200 Evolution, manubrio e cablaggio completo. Il V2 raffreddato ad aria mantiene le misure caratteristiche a corsa lunga, ma adotta teste speciali realizzate dalla STD di Los Angeles che riposizionano i condotti di aspirazione e scarico rispettivamente a destra e sinistra come sulla XR750. Segue l’adozione di due carburatori Mikuni a valvola piatta di 38 mm Ø, entrambi sul lato “giusto”, il destro, e dotati di filtri aria K&N. I condotti d’aspirazione vengono anche alzati sensibilmente per migliorare il flusso della miscela nelle camere di scoppio, che anche grazie a camme speciali Andrews consentono alla Street Tracker di erogare 92 CV alla ruota. L’accensione viene sostituita da una Screamin’Eagle racing, e lo scarico rimpiazzato con un SuperTrapp in acciaio – citando lo stesso Mert, trattandosi di un 1200 non c’è bisogno di molto lavoro per tirare fuori diversi cavalli, anche se partendo da un motore che eroga 65 CV c’è un po’ da fare. I pistoni di serie vengono lavorati per adattarli alle valvole d’aspirazione di diametro maggiorato, che assieme a quelle di scarico (invariate) lavorano all’interno di condotti totalmente nuovi. Il resto del comando della distribuzione resta invariato, motivo per cui il propulsore della Street Tracker risulta meno rumoroso di molte moto da gara e richiede molta meno manutenzione. Invariata anche la trasmissione con cambio a cinque marce, primaria a catena triplex e finale a cinghia dentata. Il leggero telaio a doppia culla in acciaio al cromo-molibdeno e il serbatoio dell’olio in alluminio sono realizzati da un ex meccanico di Lawwill, Jim Belland, nella sua officina, ed accoglie il bicilindrico rivisitato sugli stessi attacchi dotati di silent-block della moto di serie. La forcella è una Showa a steli rovesciati adottata anche sulle Buell Firebolt, inclinata di 27° grazie a piastre A&A realizzate su misura che offrono un’avancorsa di 99 mm. Il freno anteriore è un Brembo a disco singolo con pinza a quattro pistoncini, anche se gli attacchi pinza sull’altro stelo vengono mantenuti per consentire eventuali upgrades. I cerchi a raggi sono formati da mozzi Excel e piste Kosman calzanti gomme Maxxis da dirt track in mescola studiata per l’uso stradale; il serbatoio in alluminio da 3,5 galloni è finito in arancione sfumato come tutte le Street Tracker. Il faro anteriore è una piccola unità quadrata appena sufficiente per riportarvi a casa quando cala il sole incastonata nel portanumero allungato su cui campeggia l’immancabile numero 1. Tutte le staffe e piastre necessarie vengono realizzate al tornio da Dave Garoutte di DKG, che ha anche contribuito alla creazione della sospensione posteriore a quadrilatero derivata dal sistema sviluppato e brevettato da Lawwill sulle mountain bikes dopo essersi reso conto di quanta della pedalata andava sprecato comprimendo l’ammortizzatore. Il sistema si basa sulla presenza di due forcelloni sovrapposti e vincolati fra loro: il tiro catena ha l’effetto di tirarne uno verso l’alto e l’altro verso il basso, annullando così la compressione della sospensione e scaricando tutta l’energia della pedalata (o in questo caso del motore) sulla ruota posteriore senza alterare l’assetto della moto. Sulla Street Tracker Lawwill è andato oltre, posizionando i quattro perni del quadrilatero in maniera tale che l’interasse relativo al pignone resti costante ed eliminando così le fluttuazioni nella tensione della cinghia tipiche delle Harley. L’unità ammortizzante, un mono Penske realizzato su richiesta per la Street Tracker date le caratteristiche particolarissime della sua sospensione posteriore, è completamente flottante e collega soltanto i due forcelloni essendo di fatto svincolato dal telaio. L’altezza del retrotreno resta comunque regolabile attraverso un registro sul forcellone inferiore. Mettiamoci finalmente in sella. Iniziamo con il dire che non è una moto comoda: la posizione di guida vi impedisce di poggiare entrambi i piedi a terra al semaforo a causa della sporgenza dei carburatori sul lato destro e dei leggermente meno intrusivi scarichi sul sinistro. Ergonomicamente parlando è una moto difficile da guidare in città o alle basse velocità – ma non è certo nata per questo. Accendete il motore, godetevi il tuonare dei due scarichi SuperTrapp sgasando per tenerla accesa (pratica necessaria, perché la Street Tracker si rifiuta categoricamente di tenere il minimo) poi innestate la prima, alzate il regime e partite alla volta del misto di montagna. Vi aspetta più di una sorpresa. Ai bassi regimi la moto di Lawwill è relativamente trattabile a patto di stare sopra i 2.000 giri, altrimenti si lamenterà con singhiozzi e strappi della trasmissione. Quando però la strada si apre e potete farla cantare, la Street Tracker cambia faccia: non appena l’ago del contagiri tocca i 4000 arriva una gloriosa ondata di coppia che vi costringerà a controsterzare mentre la gomma Maxxis posteriore perde aderenza. Una volta riportate le ruote in linea, questa Harley sfreccia in avanti con una spinta robusta e muscolare, accompagnata da un vivace ruggito di scarico. Impossibile non esaltarsi, anche se a 6.000 giri lo spettacolo termina bruscamente ed è necessario innestare la marcia superiore alla ricerca di quella magica grinta agli alti appena provata. Mentre la Street Tracker accelera ci si rende di colpo conto di come il retrotreno si alzi, invece di abbassarsi, grazie alla sospensione posteriore a quadrilatero di Lawwill. Ancora meglio, è possibile prendere gobbe e buche in accelerazione, ancora piegati, senza innescare saltellamenti della ruota posteriore o vibrazioni particolari come accade sulla maggior parte delle moto dotate di questo genere di muscoli. Le irregolarità della strada si sentono sulla forcella, ma sorprendentemente non si trasmettono con lo stesso vigore al retrotreno, che invece copia la superficie dell’asfalto con dolcezza sorprendente. La qualità della guida è incredibile per una special tanto estrema. I freni Brembo fermano bene la Street Tracker, anche se bisogna lavorare molto sul posteriore per aiutare l’anteriore a far rallentare un mezzo da oltre 200 kg dalla velocità massima. Una simile pratica su molte grosse bicilindriche sarebbe ricetta sicura per far saltellare la ruota posteriore, mentre qui no: la sospensione posteriore a quadrilatero non si limita ad eliminare le impennate, ma separa anche le forze frenanti dai movimenti della sospensione – il freno posteriore è flottante, e l’asta di reazione ne scarica le energie sul telaio invece che sulla ruota posteriore. Il che significa che si può usare il freno posteriore più forte che su altre moto, ed utilizzare così un solo disco all’avantreno riducendo l’inerzia giroscopica – lo sterzo diventa più svelto, morbido e preciso, contrastando così la pesantezza derivante dall’adozione di una gomma larga come la Maxxis da dirt-track. La Street Tracker si guida bene sul duro, è agile in curva grazie al manubrio largo ed offre un ottimo feedback grazie alla forcella Showa che lavora con la stessa efficacia che sulla Buell da cui è stata prelevata. Al retrotreno lo schema particolare utilizzato consente una taratura molto morbida del mono. L’unica cosa che mi ha messo di cattivo umore è stata la scarsa stabilità – a velocità superiori ai 110 all’ora la Tracker inizia ad ondeggiare, lentamente ma con decisione. A quanto pare è una caratteristica inevitabile derivante dall’uso di vere gomme da dirt track. Basta sacrificare un po’ di autenticità montando normali Dunlop stradali e il problema svanisce magicamente. Il tributo di Lawwill ai decenni di dominio H-D nel dirt-track è una moto vera, autentica e performante. In cui i benefici derivanti dall’uso della sospensione posteriore a quadrilatero sono peraltro tali da meritare l’attenzione di più di una Casa costruttrice, magari alle prese con i 200 e passa cavalli delle loro sportive… mov