Un tempo si diceva: le moto rosse sono le più veloci, quelle nere le più cattive. Questa 1340 nata a Milwaukee e ricostruita a Padova, allora, è cattivissima!   È bello sapere che nonostante le mode che si rincorrono frenetiche anche nel nostro settore, o la necessità di cambiare grafica sovente per far vedere che il modello è stato rinnovato, ci sia qualcuno che va avanti per la sua strada facendo le cose a modo proprio, costruendo delle moto che soddisfino le esigenze del proprietario, senza scomporsi minimamente per il resto. La “kustom culture” è questo, e ha radici ormai lontane nel tempo. Lo sanno bene i tipi di Speed Bike, che si occupano di Harley dal ’96. Questa moto è arrivata nella loro officina con le sembianze di una Fat Boy, e il proprietario, già possessore di altre Harley, voleva una moto essenziale e diversa, e soprattutto aggressiva. A fine lavoro, delle opulente forme che disegnano la Fat Boy non è rimasto nulla. Si è partiti usufruendo di motore e telaio. Il bicilindrico 1340 Evo monta ora un asse a camme Screamin’ Eagle, un grosso carburatore Mikuni di 45 mm Ø con cornetto di aspirazione libero, una frizione Barnett a secco e una trasmissione primaria a cinghia completamente in vista. Doveroso menzionare gli scarichi realizzati in proprio da Speed Bike con un lavoro certosino, forse non consoni al codice, ma sicuramente di forte impatto visivo. 12023djm Ogni dettaglio della moto è ora completamente in vista. L’unica tonalità prevista è il nero, che oltre che sulle sovrastrutture imperversa su ogni dettaglio, compresi motore, manubrio e cerchi. La sospensione posteriore di tipo softail sorregge un minimale parafango che copre meno di un quarto della circonferenza della ruota. Entrambi i cerchi sono di 16” e dispongono di una miriade di raggi – neri come tutto il resto – di due dischi singoli di generoso diametro e di massicci pneumatici a spalla alta marchiati Harley-Davidson (180 mm al posteriore e 130 mm all’anteriore). Davanti, la massiccia forcella telescopica tradizionale ha ceduto il posto a una Springer H-D le cui molle risaltano nettamente, essendo gli unici elementi cromati di una certa dimensione presenti in tutta la moto. Assenza di parafango anteriore, manubrio di altezza media montato al contrario e un piccolo strumento digitale inserito sul coperchio dei risers completano l’avantreno. Per illuminare c’è un piccolo e piacevole fanale della Crime Scene Choppers che fa il paio con la luce posteriore, fissata a una sella monoposto di semplice fattura. Più in basso, un serbatoio dell’olio a botticella e dietro questo uno spazio carenato che occlude la batteria a altri elementi indispensabili alla moto. Il serbatoio del carburante, invece, è un prodotto aftermarket che si rifà alle forme dello Sportster, debitamente modificato dall’equipe di Speed Bike per ospitare un tappo di rabbocco a scomparsa.