Ne vendono 10, ne parlano in 10.000: un tempo era diverso ma oggi il segmento delle supersportive può essere considerato una nicchia per pochi (e spesso facoltosi) motociclisti, eppure lo sviluppo tecnologico su questo genere di moto è in continua evoluzione. Perché? Perché fanno sognare, innescano discussioni e polemiche, ma soprattutto perché, mezzi di questo genere, per le aziende sono un biglietto da visita, la massima espressione del proprio bagaglio tecnologio. Ecco perché l'ipotesi di una nuova Daytona 765, attualmente intravista durante la fase di sviluppo (secondo le indiscrezioni, potrebbe arrivare sul mercato nel 2020), ha molto senso di esistere per un’azienda come Triumph.

LA CONCORRENZA È AGGUERRITA - Non è un segreto, che le sportive di media cilindrata stiano vivendo una seconda giovinezza: Yamaha YZF-R6, Kawasaki Ninja 636 ZX-6R e Honda CBR650R (quest’ultima dall’indole più stradale, che corsaiola) ne sono l’esempio concreto. E c’è un motivo: le attuali maxi-sportive superano di slancio i 190 cv e (spesso) i 20.000 euro di costo. Le medie cilindrate, invece, hanno prezzi e costi di mantenimento più contenuti ma soprattutto richiedono un impegno fisico (e psicologico) inferiore al pilota. E il piacere di guida non è compromesso, anzi…

LA RICETTA PERFETTA - Triumph in questa categoria ha fatto la voce grossa per un po’ di anni: la sua Daytona 675 a tre cilindri ha sempre giocato il ruolo di outsider in un settore popolato esclusivamente (o quasi) da motori a 4 cilindri. E la ricetta era indovinata: un riuscito mix di coppia in uscita di curva e ciclistica svelta e agile. Oggi, Triumph ha tutto l’interesse e soprattutto le competenze per sviluppare una nuova Daytona: motore e ciclistica derivati dalla Street Triple RS (765 cc per 123 cv a 11.700 giri e 77 Nm, impianto frenante Brembo, Riding Mode tra cui uno dedicato espressamente alla guida in pista, sospensioni Ohlins), racchiusi in una carena con due semimanubri, tutto per un peso sotto i 200 kg: la ricetta perfetta per una leggera arma da pista.

FORMULA COLLAUDATA - Considerato poi l’oneroso impegno di quest’anno in Moto2 (fornitura dei motori), Triumph ha certamente tutto il know-how e le capacità per realizzare anche una Daytona solo uso pista. Una formula già praticata da altri costruttori (pensiamo a Suzuki con il progetto Ryuyo, Aprilia con il programma Factory Works, Yamaha con la sua YZF-R1 GYTR…) e a conti fatti molto intelligente: gran parte dei motociclisti, infatti, acquista le moderne supersportive per utilizzarle esclusivamente in circuito. E in pista servono componenti speciali, come sospensioni pregiate, freni adeguati, impianti elettrici semplificati, pneumatici slick (o comunque dall’indole molto sportiva), tutto materiale dispendioso e che va ad aggiungersi al prezzo della moto di serie. Se invece è la Casa madre a fornire il pacchetto completo, il discorso è più interessante: le modifiche per il pilota si limitano a qualche messa a punto e anche chi intende correre ha a disposizione un pacchetto già molto competitivo. Per ora, tuttavia, sono solo ipotesi: attendiamo ulteriori sviluppi.