La seconda fase dell’Alpen Masters è rilassante quasi quanto una bella gita con gli amici. I mezzi rimasti in gara sono cinque e c’è tutto il tempo per valutarli minuziosamente: come da regolamento, ogni passo di montagna attraversato determina un’eliminazione per alzata di mano.

Una finale anomala, per la verità: in 14 anni di Alpen Masters non era mai capitato di avere tra le finaliste il nuovo modello della vincitrice della precedente edizione. Il regolamento prevede infatti che quest’ultima abbia accesso diretto alla finale, ma in questo modo avremmo avuto la BMW R 1200 GS contro la R 1250 GS. Un modello (tra l’altro fuori produzione) in lotta con la propria erede. Un confronto per certi versi interessante, ma che in questo contesto non avrebbe avuto molto senso.

CINQUE MOTO, CINQUE STILI DIVERSI -  Una naked, due (diversissime) crossover, una granturismo e una “classic” sui generis tornano dopo un mese  di pausa ad aggredire la Val di Fassa per contendersi l’ambito trofeo: la miniatura di una cima alpina realizzata in cristallo, la coppa dell’Alpen Masters 2019. Le cinque protagoniste hanno meritato la finale con distacco.

La BMW R 1250 GS dai bookmaker è data come favorita, per il suo vittorioso palmares e lo stupefacente boxer con distribuzione a fasatura variabile. Della stessa categoria è l’Honda Africa Twin, vincitrice anch’essa di un Alpen Masters, moto con tutte le carte in regola per lottare per il titolo. Una gradita sorpresa è invece la Shiver, modello che secondo noi meriterebbepiù apprezzamento da parte del mercato. Ha un ottimo equilibrio generale, oltre a essere la più leggera e facile da gestire. Un’altra sorpresa, all’opposto, è la mastodontica R 1250 RT: fa una certa impressione vederla in finale dopo aver messo al tappeto rivali come la KTM 1290 Super Duke GT. L’ultima in ordine di apparizione è la Moto Guzzi V85 TT: un’interessante novità, in netta controtendenza al moderno aumento senza freni delle potenze. Se la gioca grazie alla ciclistica squisita e al motore molto docile.

IL PASSO SELLA E LA SHIVER -  È un susseguirsi continuo di tornanti raccordati da brevi rettilinei, ambiente ideale per mettere alla prova coppia e allungo del motore. Con i suoi 95 CV la Shiver si difende benone: in seconda marcia è fluida anche nei tornanti più chiusi, ed è divertente gestire la sua coppia regolare quando si riapre il gas, sfruttandole buone (ma non eccezionali) prestazioni del suo twin. Con lei tutto risulta facile grazie alla ciclistica facile e bilanciata. Rispetto alle altre finaliste però ha sospensioni meno efficaci che non copiano le irregolarità più pronunciate dell’asfalto. Questo, unito all’inesistente protezione aerodinamica, la condanna a essere eliminata per prima dalla quasi totalità dei teste. 

 PASSO GARDENA CON LA V85 TT -  Dal passo Sella al Gardena il percorso cambia radicalmente. Pochi tornanti e tante curve ad angolo retto da impostare con precisione: questa è la sfida. Nel primo tratto in discesa la V85 TT esalta tutti grazie alla ciclistica precisa e reattiva al punto giusto.  L’ottimo livello di comfort offerto dalla posizione di guida è un ulteriore punto a suo favoree ci fa sognare: forse, finalmente, un’italiana vincerà il trofeo. Poi però giriamo a destra al bivio di Plan De , iniziamo la salita verso il Gardena e tutte le nostre speranze si sciolgono come neve al sole

La risposta al gas è poco consistente in salita: torna ad essere vivace solamente quando il motore sale sopra i 5.000 giri, dove la coppia torna consistente. Insomma, occorre tenere una marcia in meno rispetto alle concorrentI. Non proprio il carattere di una regina dell’Alpen Masters... Ed ecco che in cima al Gardena la Guzzi viene eliminata.

PASSO CAMPOLONGO, E' LA VOLTA DELLA RT -  Siamo sulla R 1250 RT: basta premere un pulsante per sollevare il parabrezza e assicurarsi la protezione aerodinamica di un’utilitaria (o quasi...). il pezzo forte dell’RT non sono le piccole comodità: è lo spettacolare equilibrio tra motore e ciclistica, docile e corposo il primo, facile nonostante il peso la seconda. Affascinati da questa piacevole contraddizione, in cima al Campolongo avremmo eliminato l’Africa Twin al posto suo, ma la maggioranza ha votato Contro l’RT a causa del peso, che la penalizza in qualunque manovra a bassa velocità.

AL PORDOI, L'AFRICA TWINS SALUTA IL GRUPPO - Siamo all’ultimo passo, la resa dei conti, e la lotta tra Africa Twin e R 1250 GS è al calor bianco. La seduta dell’Africa è alta, il motore risponde brillante al comando del gas regalando note profonde e coinvolgenti.La corsa lunga delle sospensioni è croce e delizia: a basSA andatura offrono un comfort superiore a qualunque altra moto ma quando si forza il ritmo i notevoli trasferimenti di carico la penalizzano, specialmente nelle frenate in discesa.

Con la GS si viaggia in business class grazie al bilanciamento ciclistico e ai minimi trasferimenti di
carico. la naturalezza con cui affronta la fase di frenata, inserimento, piega e accelerazione è miracolosa. Da soli ma anche in coppia. E poi c’è il boxer dall’erogazione quasi miracolosa. Fluido ai bassi regimi, non ha mai un tentennamento ed è sempre pronto a rispondere al gas, anche in sestamarcia a regimi prossimi a quelli del minimo. Non a caso è ancora lei la regina delle Alpi.