Stefan Pierer, amministratore delegato di KTM, ha un obiettivo: trasformare la casa austriaca nel terzo colosso mondiale delle moto, dopo Honda e Yamaha, entro il 2020. Per farlo ha detto che sarebbe utile avere il nuovo motore V4 Ducati da poter esportare nei Paesi emergenti. Attenzione, più che una minaccia, si tratta di una dichiarazione d'amore.

AMORE A PRIMA VISTA - In una intervista rilasciata a "SpeedWeek.com", il manager austriaco si è lasciato andare a grandi complimenti verso il marchio di Borgo Panigale definendolo, «La Ferrari del motociclismo». La crescita esponenziale di KTM sotto la sua amministrazione non è più un mistero: acquistata nel 1992 con 150 dipendenti e 6.000 moto prodotte, oggi può contare su 5.000 dipendenti e chiuderà il 2018 con la produzione di circa 265.000 moto, il 5% in più rispetto allo scorso anno solo in Italia, il 30% in Germania. Che dire poi dell'operazione Husqvarna? Rilevata da BMW nel 2013 con la produzione annua di circa 6.000 esemplari, oggi è a 30.000 unità.

SUCCESSI SPORTIVI - Di pari passo i successi nel motorsport degli ultimi anni: le vittorie in Moto3, Moto2, MXGP e MX2, e poi ancora nel Rally Dakar e nel Campionato Supercross USA. Senza dimenticare che in MotoGP nel 2019 schiererà un team ufficiale e uno satellite e potrò contare su un pilota del calibro di Zarco e su un collaudatore di nome Dani Pedrosa.

COSA FARA' KTM - Nella sua intervista a SpeedWeek, Pierer ha spiegato la strategia per i prossimi anni: «In Europa, il 2018 è andato molto bene. Ma non sappiamo come sarà l'impatto della Brexit. Non sappiamo nemmeno cosa succederà domani negli Usa, dove c'è un presidente imprevedibile». KTM continuerà a produrre motori mono e bicilindrici: «Vogliamo vendere 15.000 unità di 790 Adventure nel prossimo anno. In questo segmento arriveranno altri modelli, una SMT e così via. Nella classe 500 cc, porteremo un motore a due cilindri, prodotta dal nostro partner Bajaj in India con cui saremo competitor dei giapponesi».

Per produrre altri tipi di motori Pierer guarda ad altre case: «Per costruire un motore a tre cilindri avremmo bisogno di Triumph nel nostro gruppo, ma lo escludo. Con la Ducati invece - dice - ho un rapporto emotivo. Ora ha creato questo V4 ed è un marchio che starebbe bene nel nostro gruppo, MV Agusta, per fare un esempio, è troppo piccola». VolksWagen pagò nel 2011 la bellezza di 740 milioni di euro per la Ducati. Pierer, incalzato dal giornalista, risponde anche su questo, dimostrando di avere una visione del mercato e di quello che accadrà. Dice ancora a SpeedWeek: «Audi potrebbe presto avere altre priorità rispetto alle due ruote a causa del diesel e della e-mobility. Ducati è la Ferrari dell'industria motociclistica. Avere un marchio del genere nel nostro gruppo sarebbe interessante. Non è una questione di prezzo, ma riguarda i temi. Nuove sfide ci aspettano: l'omologazione euro 5, oppure il problema del rumore, che si presenterà. E poi ancora lo sviluppo demografico in Europa. Oggi bisogna stare in Asia con l'industria motociclistica, in India. Se non si ha successo lì, alla fine si sparisce. La Ducati non deve preoccuparsi del prezzo, ma deve farsi una domanda: "Come possiamo diventare più forte insieme?».