Le grandi manifestazioni sportive servono alla promozione, lo sanno anche i sassi, come confermano gli investimenti fatti da Nazioni che prima venivano vissute come angoli sperduti o totalmente sconosciuti del Mondo. Sospesi tra esotismo e assoluta trasparenza. Un esempio su tutti è il Qatar che con la MotoGP, il tennis e il calcio è meta di turismo e viaggi molto più conosciuta rispetto a due lustri fa. Non so se Roma abbia bisogno di promozione: è la città per antonomasia da un paio di millenni, ha una concentrazione di arte, cultura e storia che da sola potrebbe riempire libri, siti e documentari da qui all’eternità. Eppure anche Roma ha bisogno di promozione e lo fa attraverso il calcio, la Formula E e il Giro d’Italia di ciclismo.

LO SANNO TUTTI COSA È SUCCESSO: la tappa del Giro che doveva attraversare la città, offrendo scorci esaltanti ai telespettatori di tutto il Mondo, si è trasformata in una penosa processione con i ciclisti che procedevano a bassa velocità tra rattoppi improbabili dell’ultimo minuto, patetiche pezze calde in un manto stradale che nemmeno ai tempi della calata dei Lanzichenecchi era così malmesso. Non si tratta di politica né di tifo politico (specialità molto praticata negli ultimi tempi), ma di una considerazione: i migliori ciclisti del Mondo, abituati alle stradacce di pavé del Nord Europa, al Gavia e al Mortirolo e ai passi più duri delle Alpi, hanno detto “no grazie” alle strade dell’Urbe.

FIGURACCIA TERRIFICANTE, senza mezzi termini, che ripropone un allarme reale: le strade italiane fanno schifo e sono pericolose. In Abruzzo le hanno chiuse alle moto perché fonte di rischi e non è un caso che piloti della MotoGP affermino che è più pericoloso girare in strada con un motorino che in pista a 300 orari. Perché in pista ci vai con una moto che è in forma e non con uno scooter che viene, forse, “tagliandato” ogni due anni e con gomme che sembrano slick ma che in realtà sono soltanto “marce”. In pista ci vai con la tuta e l’airbag, in ufficio ci vai in giacca e cravatta.

POI CI SONO QUELLI CHE “DANNO LA PAGA A TUTTI”, ovvero utenti di maxi scooter sportivi con scarico racing: caschi a scodella, infradito, maglietta a mezza schiena e come protezione suprema tatuaggi etnico-tribali. Contenti loro… Ma gli altri, quelli con la testa sulle spalle, no. Non meritano strade in cui rimbalzi tra buche, rischi tra giunzioni longitudinali (pericolose come poche cose al Mondo) e un traffico in cui, con leggiadria tutta nostrana, ognuno guida facendo gli affari propri come se al Mondo non ci fosse nessuno. Perché le figuracce e gli incidenti si evitano usando la testa, l’educazione e la responsabilità. Tre cose non molto di moda oggi.