Un mezzo iconico, la Suzuki Hayabusa - in giapponese, Falco Pellegrino - erede diretta di un periodo storico del motociclismo in cui le case produttrici (era la metà degli anni ‘90) si sfidavano a colpi di tecnologia per sfondare il muro dei 300 km/h con una moto di serie e ottenere così il primato prestazionale nel segmento delle sportive stradali. Un modello che, di fatto, non riceve aggiornamenti importanti da diversi anni e sul quale - visto anche l’arrivo sul mercato delle potentissime Kawasaki Ninja H2 e H2R - di recente erano arrivati alcuni rumors, a proposito di una nuova versione pronta a esordire sul mercato.

IL CARB SEMBRA SMENTIRE - Ma è sempre il solito CARB (l'ente per la sicurezza ambientale della California), grazie al quale qualche giorno fa abbiamo potuto svelarvi l’arrivo di una nuova Ducati Panigale 959 Corse a smentire le voci e a svelare l’improbabile arrivo di una nuova versione della Hayabusa. Consultando i documenti online, infatti, si può vedere come le emissioni registrate per il my 2018 siano esattamente quelle del modello già in commercio, segno che non ci dovrebbe essere alcuna evoluzione del progetto.

L’ARTIGLIO DEL FALCO - La sport-tourer GSX-R 1300 Hayabusa (anche se è davvero difficile infilare un mezzo così all’interno di un segmento) al suo esordio sul mercato stupì il mondo arrivando a sfiorare i 312 Km/h, quindi ben oltre il muro dei 300. Un risultato raggiunto grazie al suo 4 cilindri in linea da 1298 cc, che nella prima versione era capace di erogare 175 CV di potenza massima.

FORMA “A UOVO” - Una propulsione nerboruta, quindi, ma anche una particolare aerodinamica “a uovo” con il codone a forma ogivale che, oltre a darle un look inconfondibile (che caratterizza anche il modello attuale), migliorava la scia e la capacità di “spezzare l’aria” del mezzo. Nonostante il peso di 243 kg a secco, la Hayabusa del 1999 raggiungeva i 100 km/h in appena 2.68 secondi. Le versioni successive, invece, nonostante un incremento di potenza del motore, hanno visto la velocità massima limitata elettronicamente a 299 km/h in seguito ad un accordo tra le Case giapponesi per porre un freno alla pericolosa escalation prestazionale, che rischiava di finire fuori controllo.