Leopoldo Tartarini, padre dell'Italjet ci ha lasciato. Il ricordo di un incontro

Suona il telefono: “Federico, sono Leopoldo. Volevo ringraziarti per l'articolo e rinnovarti l'invito a casa. Vorrei che la vedessi, casa mia, è un po' particolare. Ci facciamo una grigliata, invitiamo anche Lucia (Voltan, all'epoca collega a Motosprint) e ci divertiamo, vedrai.”. Erano tre mesi fa. Inutile dirvi che per una cosa o per l'altra questa grigliata non si è mai fatta. Appassionato. Ecco come definirei Tartarini. Appassionato senza limiti e senza schemi. Non di moto, non solo. Appassionato alla vita. Quando mi ha raccontato del suo viaggio intorno al mondo con l'amico Giorgio Monetti l'ha fatto con una semplicità e una dolcezza che mi hanno spiazzato. Come fosse la cosa più naturale del mondo: “Sai”, diceva, “quello che volevo fare era innanzitutto uscire da Bologna, poi chissà. Ho chiesto se qualcuno voleva venire con me, e Giorgio ha detto-io!-”. Elegante: ecco la prima cosa che ho pensato stringendogli la mano Mi ha fatto sedere davanti ad un'enorme scrivania. Si è posizionato affianco a me e ha iniziato a raccontare la sua storia. Tartarini bambino su “minimoto” inventate dal padre, Tartarini pilota ufficiale, l'incidente, i sidecar, il viaggio, l'Italemmezzeta, l'Italjet. Tartarini alla porta di Brandeburgo con l'auto e un motore MZ nel bagaglio, alla ricerca di un partner commerciale perché “volevo fare qualcosa di nuovo, e di mio”. Poi i successi della Italjet: i cinquantini che hanno fatto sognare prima la generazione di mio padre, poi la mia. Io avevo un Formula 50 e fantasticavo sul Dragster; mio padre sulla Vampire. Dietro questi sogni adolescenziali, i più belli e puri, c'era quest'uomo seduto al mio fianco, appoggiato ad un'enorme scrivania. Ah la vita. Oggi Leopoldo Tartarini ci ha lasciato. Rimpiango di averlo incontrato solo una volta. Ma che bello che è stato. Grazie di tutto. Vi ripropongo la parte finale dell'intervista che mi ha rilasciato. E' quella dove più si capisce la persona che era.  Questa voglia di inventare, cambiare, è sempre stata la sua forza. Si può dire che hai sempre inseguito le tue idee... Avevo voglia di innovare, non tiravo ai grandi numeri e non prevaleva mai il calcolo economico. Avevo voglia di fare, di cambiare, di mettermi in gioco. Cercavo il consenso, più che il denaro. Feci tante moto, anche per gli altri. Non ce la facevo nemmeno io a stare dietro a me stesso. Credo, anzi sono sicuro, che la tua inventiva ti sia sempre stata riconosciuta. Tartarini è un personaggio molto romantico del mondo moto Ho sempre inseguito i miei sogni: il giro del mondo, le corse, fare moto.... Ho fatto molte cose nella mia vita... Dimmi una cosa: pensi che potrebbe esistere un Tartarini oggi? Per me si. Guarda anche l'ultima Grifon, quella del 2000.... secondo me è più attuale adesso che quindici anni fa., quando l'ho fatta. Tutt'ora io ne ho di idee...  Secondo te l'evento che ha cambiato la tua vita è stato il viaggio? Si perché nel viaggio si pensa... Devi capire che si facevano dieci, dodici ore di guida al giorno. Non voglio fare l'Archimede Pitagorico ma non ho cercato di inventare solo nel mondo moto, anche nelle bici... anche casa mia è una cosa un po' strana, molto piacevole. Qual'è la realizzazione di cui vai più fiero? Difficile dirlo perché sono i momenti che hai vissuto nel farla che ti danno soddisfazione, non tanto quando va sul mercato. E' tutto l'iter prima.. andare a cercare un motore...Quando sei li che pensi cosa fare dormi tre ore per notte... Hai mai dormito più di tre ore per notte? (Ride, si alza, mi mostra le moto). Così voglio ricordarlo.  Ciao Federico Garbin tartarini