A guardarli oggi fanno sorridere. Sono tornati prepotentemente alla ribalta, fanno gola agli appassionati e a molti ricordano la propria gioventù. Non hanno niente in comune con gli scooter affidabili e saturi di plastiche che oggi siamo abituati a vedere, ma chi era adolescente in quel periodo se li ricorda come il passo obbligato per l’ingresso nel mondo delle moto: spavaldi, veloci e con un carisma che spesso superava quello di tranquille motoleggere destinate ai sedicenni. Tra i modelli “Export”, oggi ammantati da un’aura da romantici fuorilegge il Mustang Veloce di Italjet era uno dei più desiderati.

IL MUSTANG VELOCE viene presentato al pubblico nel ’66, ha forme molto slanciate e il serbatoio ricorda quello delle contemporanee Aermacchi sportive, ma estremizzato al massimo. Per il periodo 1966/67 il telaio è lo stesso del precedente Mustang SS e le livree disponibili spaziano tra blu/oro, rosso/oro e altre versioni meno diffuse. Due anni dopo la sua presentazione il modello subisce un restyling completo e le colorazioni saranno solo due: quella più appariscente in rosso/bianco con fregio nero sul serbatoio, e quella più sobria in nero/argento.

UNO DEI DETTAGLI DA CAPOGIRO è il freno anteriore a quattro ganasce con prese d’aria dinamiche marchiato Italjet. Oltre al telaio di nuovo disegno, rinforzato sull’attacco del forcellone e modificato nel sottosella, il serbatoio ha il tappo di rabbocco ora dislocato sulla destra, inoltre dispone di una nuova grafica e di ginocchiere in gomma. Diverso anche il disegno del portaoggetti e della sella.

IL MOTORE MONTATO sul Mustang Veloce è il Minarelli P4 SS, che dispone di dettagli più performanti rispetto al P4S, come l’albero motore a conformazione tonda (non più a mannaia) e la biella con gabbia a rulli anche sullo spinotto. Il Mustang Veloce era così in grado di sviluppare 5 CV a 9.500 giri e superare i 95 km/h. Naturalmente, oltre ai tanti kit di elaborazione disponibili all’epoca, c’era un esercito di “tecnici” autodidatti che si prodigavano per superare abbondantemente la soglia delle tre cifre.

ANCHE L’ESTETICA di questo modello veniva spesso alterata. Una delle modifiche più in auge era il montaggio del sellino del Mustang SS che ben più si uniformava al serbatoio tondeggiante cui spesso venivano tolte le ginocchiere. Altre modifiche soventi erano l’abbassamento dei manubri sulla piastra inferiore e l’eliminazione di soffietti e gusci sulla forcella. L’estetica sarà di nuovo modificata nel ‘70, ma non avrà il successo e l’attrazione del precedente modello.