Ci sono stagioni motociclistiche che durano giusto il tempo di una moda. Altre che invece non si rassegnano e, sebbene esaurite, resistono in qualche modo al passare degli anni, alimentate da una mitologia fatta di oggetti, venerati come simulacri, ed esperienze impossibili da dimenticare. Per capire di cosa stiamo parlando, basti pensare alle maxisportive che animavano i listini negli Anni 80 e 90, potenti catalizzatori di emozioni cui va il merito, in passato, di aver forgiato intere generazioni di motociclisti. Non stupisce, quindi, di scovare su Facebook gruppi come “Le Maxi Stradali Anni 80 e 90”, vivace contenitore fondato da Filippo Behar e moderato dal suo amico Joy. Proprio con Filippo abbiamo voluto fare due chiacchiere per capire meglio di cosa si tratta.

La risposta è facile da immaginare, ma la domanda di rito non può mancare: come nasce l’idea di fondare un gruppo così?

«La moto è emozione. Le moto che sognavamo o guidavamo a vent’anni sono quelle che ci restano nel cuore. Da una parte quindi il riaffiorare dei ricordi e dall’altra l’esigenza di parlare delle maxi 80/90 in un ambiente di qualità, dove ci sia spazio per ricordi, aneddoti, analisi tecniche e, non ultima, la possibilità di confrontarsi direttamente con alcuni tester, collaudatori e progettisti di quegli anni che sono entrati nell’immaginario collettivo di tutti noi appassionati».

Grazie ai social ci si trova in fretta tra appassionati di ogni genere. Le regole del gruppo, però, sembrano definite per valorizzare la qualità dei contenuti e degli interventi...

«Fin da subito ho pensato fosse necessario definire un regolamento preciso per poter garantire una certa qualità sia delle foto pubblicate, sia degli argomenti trattati. Quindi comprendere solo moto stradali originali (come le naked) e sportive sopra i 400 cm3. Escluse quindi enduro, turistiche, custom e qualsiasi tipo di special, café racer o moto da competizione».

Non si vive di solo Facebook. Avete l’abitudine di incontrarvi anche nel mondo reale?

«La condivisione è fondamentale, soprattutto nella vita reale oltre che dietro una tastiera. Ecco quindi che nel 2018 abbiamo organizzato due raduni e due cene. I programmi per il 2019 sono ancora più ricchi. Mi piacerebbe infatti tenere come appuntamento fisso una cena mensile nella zona di Milano. Per i raduni avremmo pensato alla zona del piacentino e del lago d’Orta. Tutti i dettagli verranno naturalmente comunicati nel gruppo».

Ci racconti qualche aneddoto?

«Il primo raduno è stato memorabile. Rivedere dopo tanti anni tutte quelle fantastiche sportive tutte assieme... l’emozione unica di un tuffo nel passato. Oppure il pranzo che abbiamo organizzato a Reggio Emilia dove hanno partecipato anche alcuni “addetti ai lavori”. I ragazzi del gruppo erano felici come bimbi e io anche, per aver reso possibile tutto questo».

Quali sono, secondo te, gli esemplari più belli tra tutte le moto degli iscritti al gruppo?

«Nel nostro “parco moto virtuale” abbiamo diverse Honda RC30 e RC45, due Norton F1, due Ducati 851 Tricolore, una Suzuki GSX-R 750 RK, una Yamaha OW-01, un paio di Kawasaki ZXR 750 RR e tante altre si aggiungono ogni giorno... insomma ce n’è per tutti i gusti!».

Tra di voi ne parlerete spesso: cosa manca alle moto di oggi per avere lo stesso fascino di certe “vecchiette”? Che poi tanto vecchie non sono...

«Il coinvolgimento emotivo che ci lega a quegli anni e a quei modelli certamente ha il suo peso. A livello tecnico direi una sfruttabilità e una facilità di guida che oggi si sono un po’ perse. La gara alla potenza più alta o al peso minore, spesso ha fatto perdere una godibilità del mezzo che invece in molte moto di 20-25 anni fa ritroviamo come elemento di spicco».

Un appassionato di maxi stradali degli Anni 80 e 90 perché dovrebbe iscriversi al vostro gruppo?

«Perché si trovano “fratelli” che hanno nel sangue la stessa grande passione. Ci sono membri che non hanno alcuna moto ma che amano tenersi informati e guardare le foto. Ce ne sono altri che hanno collezioni da oltre trenta moto. Il gruppo è per tutti, ma... occhio al regolamento!».