2. Ducati Panigale V4

Non una semplice evoluzione, ma un vero e proprio passaggio epocale per la Casa bolognese, che attorno ad un innovativo (e inedito) 4 cilindri a "V" ha costruito una moto che punta dritta al vertice della categoria. Durante la nostra prova sul Ricardo Tormo di Valencia è apparso chiaro come la nuova Ducati Panigale V4 non rappresenti solo una grande evoluzione tecnica ma anche filosofica, che cambia radicalmente l’approccio della Casa bolognese alla moto sportiva e alla moto in generale: la bicilindrica 1299 poteva essere considerata quasi una forzatura ingegneristica, un’esasperazione tecnica per cercare di dimostrare che il 2 cilindri poteva competere col 4; un risultato che è stato ottenuto in termini di potenza, ma a discapito dell’erogazione e delle doti di guidabilità, essenziali per far funzionare bene anche la ciclistica.

Ciclistica che, a sua volta, è stata completamente cambiata, soprattutto in termini di distribuzione di peso e di quote. Modifiche, che hanno portato ad ottenere una moto sostanzialmente più facile, ovvero la prima vera Ducati sportiva che permette di entrare in pista e di girare subito bene - nel senso di avere un approccio sereno, senza un eccessivo impegno psicofisico - pur avendo da gestire un motore da 214 cv. Quindi, in poche parole, tanta guidabilità in più, a partire dalla migliore centralizzazione delle masse, dal peso inavvertibile, dai semimanubri non troppo estremi, piuttosto larghi, che permettono di fare leva nei cambi di direzione. Una moto agilissima! Ma non solo! L’elettronica, rispetto a quella della V2, che era sempre chiamata a “metterci una pezza”, attraverso una regolazione step by step, permette ora di trovare la taratura giusta e di armonizzare la resa globale. In poche parole, rispetto alla vecchia Panigale, si fatica molto meno e si va molto più forte, con un allungo da vera moto da corsa, quasi senza avvertire inerzia. Un mezzo, quindi, che nell’ambito delle moto di serie sicuramente svetta… come prezzo ma anche come caratteristiche. Prezzo che, lo ricordiamo, parte dai 22,590 euro della Ducati Panigale V4 base, per passare ai 27.890 necessari per la più raffinata versione “S”; mentre la “Speciale”, in edizione limitata, costa ben 39.900 euro.
(Riccardo Piergentili)

3. Honda CB1000R

Cercare un percorso ancora poco battuto nel segmento delle big-naked e infilarcisi dentro. Questa la strada seguita da Honda nel ridisegnare i contorni del progetto CB1000R, che torna sul mercato in salsa “Neo Sports Café”, moto affascinante e raffinata, che non perde terreno in fatto di divertimento e piacere di guida. Come dire, la bella e la bestia, entrambe infilate in un unico mezzo. Perché quando la guardi, questa nuova CB, ti dici subito: bella è bella. Poi quando la metti in moto e dai gas… ma procediamo con ordine.

Per quanto riguarda le finiture: plastica zero, tanta solidità (la senti al tatto) e una cura costruttiva da mezzo “premium”. Praticamente impossibile trovarle sbavature. Dopodiché, corta, gibbuta, aggressiva, eppure allo stesso tempo elegante, la linea difficilmente non piace. Per quanto riguarda il parafango posteriore a filo ruota, in genere divide, o lo si ama o lo si odia. Qui proprio male non sta. Ma dicevamo, la bestia… anzi, aggiustiamo un po’ il tiro: la bestia c’è ma esce solo se lo si vuole. E in questo, la nuova CB1000R è molto Honda. Perché di base non è un mezzo per neofiti, eppure può essere portata a spasso senza troppi problemi anche da chi di esperienza non ne ha poi troppa. Se invece l’esperienza c’è, allora non ci sono limiti al divertimento. Il 4 cilindri di derivazione Fireblade è gioia pura: di cavalli, questa CB, per l’esattezza ne ha 145, uniti ad un picco di coppia 107 Nm a poco più di 8.000 giri. Basta ruotare il gas con decisione per godersi la progressione forte e vigorosa a tutti i regimi. Con tanto di castagna tra i 6.000 e gli 8.000 giri, che dà carattere all’erogazione e aumenta il tasso di divertimento. Gran parte del merito è anche dell’elettronica. In particolare, del Throttle By Wire, particolarmente efficace, capace di modulare il comando del gas rendendo la risposta del motore “morbida” o super-aggressiva in base a come si agisce sulla manopola. Le curve sono sicuramente il piatto forte di questa Honda. Strette, veloci, lente, tormentate, lunghe in appoggio, le digerisce tutte con grande efficacia, sempre solida, svelta, mai nervosa.

Prezzo: 13.790 EURO per la versione standard; mentre ne occorrono 15.090 per la “plus” che, oltre a diverse parti in alluminio, propone di serie le manopole riscaldate e il cambio elettronico QuickShifter.
(Diego D’Andrea)