Fino a venti, venticinque anni fa, le forme anteriori delle moto erano determinate dagli ingombri dei proiettori che per assicurare efficienza ed ampiezza del fascio luminoso dovevano avere ben determinate misure, non solo come superficie frontale ma anche come profondità. Un classico fanale difatti è una precisa costruzione geometrica: la lampada è una sorgente luminosa omnidirezionale ovvero la luce viene proiettata in tutte le direzioni e quella che va in alto, in basso, a destra, a sinistra o indietro deve essere riflessa in avanti. 

COME FUNZIONA - Questa funzione è operata dallo schermo riflettente una superficie con caratteristiche matematiche ben definite: è un paraboloide ellittico i cui punti sono tutti equidistanti dal piano generatore e da un punto detto fuoco. Ed è proprio nel fuoco che per avere la massima efficienza luminosa deve essere posizionata la sorgente luminosa, in questo modo il fascio di luce non si disperde e forma un cerchio di luce su un piano perpendicolare alla direzione di emissione. Si può così capire perché un fanale “vecchia scuola” è fatto in un certo modo: per avere un fascio ampio serve uno specchio ampio, e uno specchio ampio deve essere anche profondo. Poi, per non abbagliare chi proviene dall’altra parte, si deve deviare il fascio luminoso in basso e a destra (o a sinistra dove si guida all’inglese), a questa operazione era deputato il vetro anteriore praticamente verticale rispetto all’asfalto, con le tante nervature che operavano la rifrazione della luce. Questa struttura viene rivoluzionata negli anni novanta da due novità tecniche che portano alla nascita del fanale poliellissoidale e dei fanali a forma libera. 

FORME LIBERE - Nel primo caso vien posta una lente davanti alla sorgente luminosa, una lente capace di orientare il fascio a piacere, ampliandolo o concentrandolo in funzione della necessità, in questo modo il proiettore può diventare ben più piccolo per la gioia dei designer, ricordiamo ad esempio l’affilato cupolino della mitica Ducati 916 una delle prime ad adottare questa soluzione. Ma una ulteriore evoluzione, anzi una vera rivoluzione arrivò quando la computer grafica e l’avvento di nuovi materiali sintetici vennero applicate alla progettazione della fanaleria. Nascono in quegli anni i fanali a forma libera: lo schermo posteriore non è più una superficie matematica, ma un insieme di tante superfici distinte che riescono a indirizzare i raggi luminosi proprio dove serve, e questo senza essere obbligati a mantenere gli specchi a prefissate distanze dalla sorgente. Con questi multi specchi lo schermo anteriore non ha più nervature di rifrazione è solo una protezione, può essere anche in policarbonato ed inclinato o sagomato a piacere: i designer hanno finalmente carta bianca e i fanali diventano parte centrale del design, tanto per fare un esempio provate a pensare alla differenza di frontale fra il CBR900 e il 929 oppure fra le GSX-R SRAD e la K1. 

AL PASSO CON I TEMPI - Ma le novità in questi ultimi anni si sono susseguite a ritmo indiavolato: chi non ricorda lo scalpore che suscitarono le berline BMW con gli “angel eyes” vere e proprie strisce di luce modellate a piacere. In breve ogni Casa si è inventata motivi più o meno complessi sia per le luci diurne anteriori che per gli indicatori di posizione posteriore, oggi giorno i led sono una presenza consueta sia per gli indicatori di posizione che per i proiettori di profondità. Sorgenti di luce così piccole che i gruppi ottici possono diventare a scelta un punto fondamentale della linea della moto, oppure possono essere miniaturizzati fin quasi a nascondersi nelle carene pensate all’ultima R1 per esempio. I fanali a matrice di punti con LED che si accendono o spengono in curva o in rettilineo, quando si incrocia un altro veicolo o quando si ha strada libera, sono solo naturali evoluzioni. A breve dobbiamo aspettarci novità ancora più consistenti: nell’automotive stanno facendo capolino i fanali laser, sorgenti luminose letteralmente puntiformi e capaci di una intensità luminosa finora sconosciuta, devono per forza essere orientati in maniera attiva da un computer perché sono in grado letteralmente di accecare chi si incontra ma permettono una visione notturna impeccabile. Per i fanali posteriori o per i day light, invece arriveranno gli OLED. Sono concettualmente dei LED ma realizzati con materiale organico (a base carbonio) sottili fogli di sostanza trasparente e flessibile che permette di ottenere non solo forme complesse, si stima che le sorgenti diventeranno parte indistinguibile della carrozzerie, ma anche ottime proprietà di efficienza e di angolo di visione. Il futuro è ormai… a vista!