Spesso mi vengono poste domande sulle caratteristiche delle moto di produzione, che in alcuni casi non sono considerate all’altezza delle aspettative. Questo accade quando un utente che ricerca la sportività estrema o il massimo del comfort rimane deluso da un assetto di serie. Si pensa subito... “Ma possibile che un colosso industriale di questo livello non si sia accorto del problema?”.

MISSION IMPOSSIBLE - Questa frase nasconde due notizie, ovvero che i prodotti di serie non sono in grado di accontentare tutti ma anche che le Case riescono a costruire moto e scooter in grado di soddisfare una clientela più vasta di quella che scontentano, totalmente o parzialmente. Provate per un attimo a mettervi nei panni degli ingegneri che devono progettare la vostra moto e i suoi componenti, che devono funzionare correttamente in pista, su strada, anche con bagagli e passeggero, e che, in alcuni casi, devono costare anche poco, perché una moto è per tutti quando ha un prezzo popolare. Onestamente non vorrei mai essere nei panni di quegli ingegneri, la cui missione è quasi impossibile!

HONDA PER ESEMPIO… - Bisogna fare delle scelte che rappresentano la filosofia costruttiva delle varie Case. Mi spiego meglio. La Honda, per esempio, ha tutte le competenze per produrre una moto caratterizzata da una elevata maneggevolezza, come la KTM è in grado di industrializzare una moto eccezionalmente stabile. Ho scelto queste due Case perché, secondo me, rappresentano due estremi. La Honda, nella maggior parte dei casi, deve ascoltare le esigenze di tantissimi mercati, pertanto i suoi prodotti sono caratterizzati da un ampio compromesso, che si può raggiungere solo attraverso quelli che i giapponesi chiamano i capitolati, ovvero il know how, quello che consente di evitare i problemi (anziché risolverli), perché affrontati da altri ingegneri, su modelli prodotti pochi o tanti anni fa.

INVECE KTM… - La Casa austriaca ha scelto una filosofia diversa, più “fun oriented”, perché deve andare incontro alle esigenze di una clientela (di nicchia) che cerca innanzitutto la sportività. Pertanto, ad esempio, per la Honda la stabilità a pieno carico con passeggero e bagagli è un importante obiettivo di progetto, che deve essere raggiunto a costo di sacrificare l’agilità. Per la KTM, invece, la reattività è qualcosa di fondamentale, una caratteristica che i clienti della Casa di Mattighofen si aspettano.

MA I TEMPI CAMBIANO - Ultimamente questa realtà sta mutando per andare incontro alle esigenze dei mercati. La Honda, a Kumamoto, ha allestito un reparto“fun bike” (nel quale, ad esempio, sono passati anche l’Africa Twin e l’X-ADV), per soddisfare una clientela più di nicchia e la KTM sta rendendo le sue moto un po’ più versatili (per costruire qualcosa di realmente inedito ha anche acquistato il marchio Husqvarna), in quanto questa è l’unica ricetta per incrementare i numeri di vendita, dopo avere costruito il brand e la rete commerciale.

QUALSIASI OBIETTIVO È ALLA PORTATA - Servirebbe un libro per approfondire il discorso, però il concetto è semplice: tutti i più grandi Costruttori, in linea puramente teorica, possono raggiungere qualsiasi obiettivo tecnico, anche perché, oggi più che in passato, molti componenti e tecnologie delle sospensioni (vedi le semi attive) e dei freni (vedi l’ABS con funzione cornering) sono fornite da terze parti, che le mettono a disposizioni di tutti. Se una Casa non è al livello di un’altra in un certo ambito, è più per scelta (filosofia costruttiva, costi, eccetera) che per incapacità di raggiungere quell’obiettivo. Ecco uno dei motivi per cui, per fortuna, le moto prodotte da un determinato Costruttore hanno caratteristiche diverse da quelle della concorrenza.