EICMA, anno 2011. Ducati svela la 1199 Panigale, la moto che apre il nuovo corso tecnico delle supersportive bolognesi, un progetto che ha mandato in pensione alcune soluzioni tecniche considerate un marchio di fabbrica, tra cui il telaio a traliccio in tubi d’acciaio, la distribuzione mossa da cinghie dentate e la frizione a secco. All’epoca Claudio Domenicali dichiarò che il passato è importante ma un’azienda che vuole evolvere i propri prodotti non deve avere dogmi. Un ragionamento condivisibile, soprattutto dal punto di vista ingegneristico (meno dal punto di vista del marketing). Un ragionamento che spiega il coraggio di manager che pensano in grande e che per questo vogliono ragionare senza limiti di alcun genere

OBIETTIVO INTEGRAZIONE - La Ducati 1199 Panigale nasce per essere la più potente e leggera bicilindrica supersportiva della storia e per questo il progetto ruota intorno al termine integrazione e a un propulsore (battezzato Superquadro) dal rapporto corsa/alesaggio estremo. Un motore portante, che quindi collega il telaietto reggisella e il forcellone monobraccio in alluminio alla parte anteriore del veicolo, a un elemento scatolato in alluminio che funge anche da airbox. Un motore con pistoni extra large: ben 112 mm Ø, che oggi, sulla 1299 Panigale, sono stati sostituiti con componenti di 116 mm Ø! Dal punto di vista ingegneristico la Ducati 1199 Panigale è una meraviglia, il sogno di molti progettisti, quelli che o non hanno mai avuto il coraggio o non sono mai stati messi in condizione di avvicinarsi così tanto al limite (dal punto di vista della progettazione), su una moto di serie. La bicilindrica bolognese è più bella nuda che vestita e considerando che il suo design (solo leggermente modificato sulla 1299 Panigale) è ancora oggi uno dei più apprezzati, non è difficile affermare che a livello stilistico la 1199 Panigale è un successo.

BELLEZZA AD OGNI COSTO - Claudio Domenicali ha sempre sostenuto che una moto può diventare un successo commerciale solo se è bella e ha ragione, perché la storia del motociclismo avvalora la sua tesi. Certo, giudicare il design con un metro universale è difficile, perché il gusto è più soggettivo che oggettivo, però si può affermare che lo stile delle Ducati nate sotto la direzione di Domenicali sono state apprezzate dalla stragrande maggioranza del pubblico, quindi... La nascita della 1199 Panigale è stata complessa, perché fondere l’ingegneria estrema con le dimensioni ultra compatte, le esigenze del centro stile e i problemi di costi imposti dalla produzione in serie è stato un rebus di difficile soluzione. Per assurdo, uno dei limiti del progetto Panigale è proprio il suo fascino. Una bicilindrica di grossa cilindrata, infatti, avrebbe bisogno di un impianto di scarico voluminoso e ingombrante, che però avrebbe rovinato il design della moto. Nel caso specifico, la “battaglia” tra ingegneri e designer è stata vinta da questi ultimi e la 1199 Panigale è stata presentata con un compattissimo impianto di scarico che termina sotto il motore. Questa è una delle scelte che hanno definito il carattere della Panigale, una moto molto rigida, reattiva, efficacissima in staccata ed equipaggiata con un grosso bicilindrico che ha sempre amato essere utilizzato agli alti regimi e contraddistinto da una brusca entrata in coppia ("smussata" sulle ultime versioni della Panigale, la 1299 e la R), non certo apprezzata dalla ciclistica e dal pneumatico posteriore. Insomma, una moto veloce, che però richiede una buona preparazione fisica per essere portata al limite e che non si può guidare come una bicilindrica tradizionale.

L'UNICA DUCATI SBK SENZA TITOLI IRIDATI - Sull’attuale Ducati Panigale SBK c’è un impianto di scarico pensato per ottimizzare le prestazioni (la potenza ma anche il tiro ai medi regimi), un componente caratterizzato da collettori molto lunghi che enfatizzano le caratteristiche del Superquadro ma stravolgono il design. Per anni, però, non è stato così e quella moto che avrebbe dovuto dominare il mondiale SBK non è riuscita a vincere neppure un titolo iridato. Ovviamente la mancanza di risultati non è solo colpa dell’impianto di scarico (ma anche di diversi fattori che in seguito analizzeremo), però questo non cambia la sostanza: tranne la Panigale, ogni race replica prodotta da Ducati (la 851, la 916, la 999, la 1098 e le loro rispettive evoluzioni) ha vinto più di un mondiale SBK.

SUPERSPORTIVA V4 IN ARRIVO - Molto probabilmente a EICMA 2017 Ducati svelerà la nuova supersportiva V4 (che ha già mosso i primi passi in pista), che sostituirà il progetto Panigale e rappresenterà la piattaforma su cui sviluppare una gamma di prodotti, quello che non è stato fatto con le 1199 e 1299 Panigale, talmente estreme da non poter essere utilizzate per costruire moto diverse dalle supersportive. In sostanza il bicilindrico Superquadro potrebbe andare in pensione insieme alle Panigale, senza avere vinto titoli iridati e senza essere stato utilizzato per costruire Ducati naked, sport touring, turistiche, cruiser e scrambler, sulle quali vengono montati o i bicilindrici raffreddati ad aria o le varie evoluzioni dell’immortale e versatilissimo propulsore Testastretta, utilizzato anche su molte supersportive, fino alla 1098.

NUMERI DA RECORD MA... - Con il progetto Panigale, da un lato Ducati ha cercato di stupire e di voltare pagina, utilizzando soluzioni tecniche innovative, estreme e per molti aspetti intelligenti. Fino ad ora, però, al progetto Panigale è mancata quell’armonia tecnica che nel motociclismo si traduce in feeling e fruibilità. Tutte le Panigale, numeri alla mano (potenza, coppia, pesi, ingombri), rappresentano dei miracoli della meccanica, però è come se questi ingredienti di ottima qualità non siano stati amalgamati bene. Probabilmente all’inizio della sua carriera agonistica la Panigale non è stata sviluppata a sufficienza dal reparto corse, impegnato sulla MotoGP. Forse nessuno dei piloti che Ducati ha scelto per la SBK è riuscito a sfruttarla fino in fondo. Quasi sicuramente lo sviluppo delle supersportive quadricilindriche e il regolamento del mondiale delle derivate dalla serie hanno complicato non poco la vita al bicilindrico (parliamo al singolare perché oggi, in SBK, solo Ducati utilizza ancora questo motore per gareggiare)

È INIZIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA - Inoltre, se da un lato la Panigale è nata senza tenere conto dei dogmi del passato, dall’altro i suoi dogmi stilistici hanno in parte condizionato le sue prestazioni e la sua evoluzione. Oggi la musica è cambiata, perché Ducati ha investito tempo e denaro sulla Panigale SBK con l’obiettivo di migliorare prestazioni e guidabilità, senza tenere conto di altri fattori. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, perché, dopo le Kawasaki, le Ducati sono le moto più veloci. Il percorso che ha portato Ducati a questo punto, però, è stato troppo lungo e impervio e ora è iniziato il conto alla rovescia, perché la Panigale SBK dovrà vincere prima di essere sostituita dal progetto V4, la quale segnerà davvero un radicale cambio filosofico e tecnico, garantendo quei “numeri estremi” che una Ducati deve avere, abbinati a quella versatilità che, storia alla mano, è mancata al progetto Panigale.